logo gerva

  • parallax 5
  • parallax 6
  • parallax 2
  • parallax 1
  • parallax 6
  • parallax 4

Voglia di Orco? Noasca Diamond!

Voglia di Orco? Noasca Diamond!

Cos’è Noasca Diamond? Una nuova via che sale per 350 metri di sviluppo e 15 tiri, ad appena 15/20 minuti dal parcheggio di Noasca. Arrivati in cima si scende rapidamente alle macchine dal comodo sentiero di Pian Rocci. Anche se aperta da due pensionati ultrasessantenni, non vi inganni, è una via vera di un certo impegno ed è un campionario della scalata in valle Orco. Roccia stupenda, placche, fessure, muri e un panorama mozzafiato sulla Valle, alta e bassa. Pur non essendo su una delle pareti più famose, crediamo che possa essere una valida e divertente alternativa alle vie più blasonate e diventare una via molto ripetuta.

Al seguente link potete trovare la scheda della via: Noasca DiamondAttenti a quei due

L’ingaggio è volutamente ridotto al minimo, Claudio Battezzati ed io, gli apritori, abbiamo ricevuto tanto da questa Valle e volevamo fare qualcosa che fosse un richiamo per chi non si sente di andare sulle vie più esposte, ma vuole godersi una giornata su questo magico granito. Attenzione però, dove ci sono fessure evidenti non ci sono spit o sono molto radi, occorre saper mettere i friend, dosandoli con cura. Siamo in Valle dell’Orco!
La particolare struttura di questa parete a salti e un sentiero che la attraversa, permette diversi combinazioni a moduli.
Per rendere simpatico il gioco abbiamo diviso la via in tre parti La Bronze, La Silver e La Gold.
Solo se si fanno tutte e tre di seguito vi fregiate del Noasca Diamond!

Se siete placchisti, refrattari ai friend vi lanciate, solo con i rivii, sulle spettacolari placche della Bronze. Un mare di placche dal colore rossiccio, tipo Grimsel, lisciate dall’antico ghiacciaio che qui premeva e faceva la curva lasciando ben pochi appigli.
Potete quindi scendere dal sentiero paghi o avventurarvi sulla Silver, che riserva tutto il campionario del granito, placche, fessure da proteggere, muri. Dalla Silver volendo si scende con tre veloci doppie sul sentiero .
Riassumendo potete fare solo La Bronze, La Bronze e La Silver, o se non amate le placche solo La Silver. Avete mal di testa? Non è finita perché gli ultimi tiri, altrettanto meritevoli sono quelli della Gold, riservati a quelli che vogliono mangiarsi tutta la parete, esplorarne la fine e la vista a volo d’aquila sui tetti di Noasca.

Andrea Giorda con le mani nella fessura del coccodrillo sulla Silver . Foto Gpp (1024x768)Erano anni, che con una birra in mano seduto davanti al Bar di Sabrina sulla piazza di Noasca , guardavo queste strutture e mi immaginavo una linea. Chi ha il tarlo dell’apertura va in automatico e con lo sguardo vaga e vede tracce di continuo. Devo dire che da sotto immaginavo una sequela di placche ammuffite con qualche bel passaggio ogni tanto, e sinceramente non è il mio genere.

Su queste pareti esistevano già brevi vie di Perucca vicino alla cascata, una di Fausto Aimonino su bellissime placche, sistemata potrebbe essere interessante e una via lunga 200 metri, Follie per Moana, aperta dal dream team Manlio Motto, Rinaldo Sartore, Roby Perucca e S. Mantoan nel 1992. Via impegnativa per l’obbligatorio e che necessiterebbe di una decisa spazzolata e nuovi cordoni per le soste. Gli spit, anche se un po’ anneriti sembrano ancora buoni. Il nome ricorda la mitica Moana Pozzi, che sdoganò con la sua intelligenza e ironia il porno, arrivando in TV a presentare programmi per le famiglie. Erano anni meno bacchettoni dove Cicciolina, sua alter ego in nude- look floreale e voce suadente da bambina si fece eleggere alla Camera dei deputati nelle file dei Radicali, grazie a quel volpone di Marco Pannella.
In questi anni di asfissiante politically correct, privacy ossessiva, che ritiene materiale morboso anche una foto di compleanno di vostro figlio con i suoi amici davanti a una torta, si sente un po’ di nostalgia per qualche innocente e sagace trasgressione, viva dunque Follie per Moana .
Queste vie, per vari motivi, non sono mai decollate, subendo la concorrenza della vicina Torre di Aimonin.

Nell’autunno 2019 ho proposto a Claudio una ricognizione su queste pareti sopra al piazzale di Noasca. Con Claudio siamo reduci dalla bellissima avventura al Cateissard in Valle di Susa. Con sfumature diverse su una cosa siamo assolutamente solidali, la ricerca della qualità. Qualità nella linea e nell’ attrezzatura, il tutto deve avere un senso e un’armonia o si rinuncia.
Claudio Battezzati sulla difficile uscita del secondo tiro della Silver. Foto Gpp (1024x768)Claudio ha aperto vie splendide come Miroir Doc al Sergent ed io ho iniziato ad aprire vie in Valle dell’Orco nel 1979, il Diedro Atomico e Sitting Bull, poi Nautilus e proprio qui sopra Aldebaran al monte Castello come raccontato di recente nell’articolo la Baita di Sitting Bull. Quelle erano vie dove ci si giocava il due di picche con un certo rischio, non esistevano neanche i friend, si spingeva al massimo, erano avventure alla ricerca del proprio limite e della prestazione.
Nell’ultimo quarto della propria vita, fare regali è più piacevole che riceverne, quello dei vent’anni era il tempo dell’Avere, del capire chi sei e dove puoi arrivare. Ora è il tempo del Dare e della condivisione, l’obiettivo di Noasca Diamond è realizzare un progetto che permetta a tutti di divertirsi e conoscere questi posti a noi cari.
I tantissimi che hanno scalato i 400 metri della via “A volte ritornano” alla Punta Phuc al Monte Castello, aperta di recente, sono una dimostrazione che questo è possibile. Idealmente Noasca Diamond è la parte bassa e farle entrambe in un super –weekend, con sosta al romantico rifugio di Noaschetta, regala complessivamente 750 metri (!) del più bel granito, perfettamente attrezzato, in un ambiente magico e relativamente a bassa quota. Ideale per chi viene da lontano, raro trovare una combinazione simile e così accessibile sulle nostre alpi, potrebbe essere la combinazione “Noasca Platinum” per continuare il gioco .

Trovare la linea giusta per quest’ultima via non è stato affatto semplice, ma cosa c’è di più bello di scovare il “Diamante” nella sabbia, dove apparentemente non c’è nulla che valga la pena. Non amando le placche, nell’autunno 2019 ho convinto Claudio inizialmente ad esplorare tutta la parte sinistra che è solcata da varie fessure, ma l’arrivo di piogge torrenziali ci hanno scoraggiato, mettendo in evidenza quanto siano soggette al bagnato. Stavamo per rinunciare.
Claudio Battezzati  sulla Gold, penultimo tiro. Foto Gpp (1024x768)Piano piano però, si è fatta largo l’idea di seguire linee più asciutte spostandosi all’estrema destra. Con grande sorpresa scopriamo una via molto più continua di quello che si poteva immaginare da sotto. I tiri sono sempre collegati l’uno all’altro, alcuni splendidi e ciliegina sulla torta, dalla cima si scende rapidamente per un comodo sentiero. Dopo tanto vagare è lei il nostro “Diamante di Noasca”, con Claudio scherziamo, se è meglio la Bronze o la Silver, come dire se è meglio la crema o il cioccolato a ognuno la sua.

Se lo puoi sognare lo puoi fare! Divertitevi! Questo è il nostro augurio e la ricompensa di tanto lavoro.

 

 

Andrea Giorda CAAI – Alpine Club UK

P.S. In queste ore è stato trovato il corpo di Daniele Caneparo disperso questo inverno il nostro pensiero va a lui e alla sua famiglia.

 

Saluto Covid in vetta al Noasca Diamond  Foto Gpp (1024x768)

 

Leggi tutto

In ricordo di Daniele Caneparo

20160806 155804Daniele Caneparo era stato per qualche tempo istruttore nella nostra Scuola, ma il suo carattere schivo, libero e solitario male si accordava con le esigenze organizzative di un corso di alpinismo e presto se ne era allontanato.
Per chi non lo ha conosciuto voglio lasciare un mio ricordo personale.

Daniele era un ragazzino di 10, 11 anni che, a metà degli anni '70, ti capitava di incrociare, calzoni corti e imbragatura, in giro con il padre tra le rocce della Sbarua o dei Denti di Cumiana. Allora erano rari i bambini che arrampicavano e i commenti di chi li vedeva erano acidi, ma poi si veniva a sapere che con lo stesso abbigliamento il padre lo portava anche a fare, slegato, la nord del Monviso. A 14, 15 anni aveva già salito da solo il couloir Couturier alla Aiguille Verte e il couloir Gervasutti al Mont Blanc du Tacul. Avevano parlato di lui anche i giornali, quando era stato bloccato con la forza da due accademici che un mattino d' inverno gli avevano impedito di uscire dal rifugio per avviarsi nella bufera verso la nord del Gran Paradiso.
Era diventato un arrampicatore fortissimo che se ne andava a scalare in Verdon con gli amichetti di 14 anni; i suoi terreni di gioco preferiti erano però le fessure della valle dell' Orco e di Sea, come ci raccontano i suoi compagni di cordata del tempo e come ci ricordano le tante vie che aveva aperto, con uno spirito visionario e anticipatore dei tempi. E poi c' erano state anche le estati pazze a Chamonix, dove la madre lo aspettava in pena, mentre lui si dedicava a solitarie molto impegnative, una per tutte sul Pilone Centrale del Freney.
Io ho iniziato a frequentarlo più tardi, quando ormai arrampicava poco; mi aveva confessato che la sua testa gli suggeriva cose che il suo corpo non gli permetteva più di fare. Avvenne in modo casuale: con amici comuni eravamo nel vallone di Sea per esplorare con le pelli una gitarella invernale, che però mi sembrava troppo scontata. Me ne partii d' impulso in un' altra direzione abbandonando il gruppo e quando mi voltai c' era solo Daniele a condividere la mia scelta improvvisa. Quel giorno, non so come, mi ritrovai in punta alla Ciamarella.
giornalet.1Avevamo lo stesso gusto per l' esplorazione e con lui riuscii a concretizzare tante idee nelle Valli di Lanzo, per le quali non avevo mai trovato dei soci motivati. Daniele invece amava la bassa Val d' Aosta e i suoi valloni più sperduti e selvaggi, tra Scalaro e Saint Marcel, che andavamo a esplorare meticolosamente, inanellando bellissimi giri e ravanate tremende. Era molto orgoglioso di queste sue scoperte e non gli sarebbe spiaciuto raccoglierle in un libro di itinerari sciistici. Anche la bassa Valpelline lo affascinava e in una delle tante esplorazioni capitammo su una cima dal nome impronunciabile, dove staccammo una valanga. Io rimasi aggrappato alle rocce della vetta, mentre Daniele fu trascinato a valle per dei saltini di roccia, finché non si piantò nella neve, mentre la valanga proseguiva la sua corsa. Aveva dolori al basso ventre, temeva di morire e avevamo duemila metri di discesa da affrontare. Risolvemmo la situazione scendendo per la massima pendenza, io con i suoi sci sul sacco e lui coricato a pancia in giù sulle mie code, saldamente afferrato alle mie gambe. Quella volta mi chiese scusa per i rischi che aveva fatto correre ad un padre di famiglia.
D' estate ci frequentavamo poco: lui aveva i suoi giri in bici, io preferivo l' alta montagna e tuttavia qualche salita insieme la facevamo ancora, andando a cercare pareti sconosciute in cima a valloni sperduti, a molte ore dal fondo valle o magari esplorando improbabili itinerari, che progettavamo di percorrere poi con le pelli nel momento più propizio.
Con il ritorno della neve tornavamo a sentirci per nuove avventure a un ritmo forsennato; poi venne lo sci ripido e anche io ne fui coinvolto, benchè non nelle discese più impegnative. Pur non disdegnando gli itinerari più classici e appaganti, sempre lo spingeva la molla della ricerca estetica per i percorsi insoliti, lontani dalla folla.
Negli ultimi tempi aveva ideato una nuova attività: con un canotto gonfiabile sulle spalle raggiungeva qualche sperduto laghetto alpino, per poi circumnavigarlo o raggiungerne un isolotto, dove fermarsi a prendere il sole. Un modo come un altro, mi spiegava, per cercare di appropriarsi del paesaggio alpino.
Era un entusiasta, sia per la montagna che per il suo lavoro: era medico neurologo e spesso nei viaggi in macchina si dilungava a raccontare vicende e casi curiosi che riguardavano i suoi pazienti e a spiegarci con parole semplici i complessi meccanismi della mente umana.20150620 134141

Daniele se ne è partito con le pelli in un giorno di novembre, sotto una enorme nevicata, sui facili pendii della Cimetta Rossa, sopra Champorcher e non è più tornato. Le ricerche del Soccorso Alpino sono state imponenti e con il disgelo sono riprese intensamente, finché un escursionista non ha visto spuntare uno sci dall' ultima neve.

Ciao Daniele.

 

 

 

Enrico Pessiva - IA - CAAI

Leggi tutto

Circolare sede centrale 1860

Alleghiamo quanto ricevuto dalla sede centrale del CAI: in sostanza viene confermata, sino a nuove disposizioni, la sospensione  per il 2020 di  tutti i Corsi e le attività formative delle Scuole di Alpinismo, Scialpinismo, Escursionismo, Alpinismo giovanile e di tutti gli Organi Tecnici Centrali Operativi e delle Strutture Operative.

Di seguito la lettera ricevuta da Davide Martini, Presidente protempore C.N.S.A.S.A.

"Gentili Direttori,

vi alleghiamo per conoscenza, un'importante Comunicazione del Presidente Generale inviata a tutte le Sezioni ed ai Consiglieri del CAI: si evince chiaramente che è confermata la sospensione delle attività associative Sezionali, inclusi i Corsi e gli Aggiornamenti, su tutti i livelli fino a nuova comunicazione. Anche se non è espressamente indicato, ci è stato chiarito che si intendono incluse attività e Corsi per l'Arrampicata Libera e lo Sci Fondo Escursionismo.

Quando le condizioni di tutela della salute pubblica e di quella degli stessi fruitori delle attività Sezionali saranno più favorevoli, consultati gli esperti in materia sulla base delle possibili norme che saranno imposte dal Governo e dalle Regioni, verranno indicate le modalità da seguire per una graduale ripresa di tutte le attività associative.

Siamo ben consapevoli delle difficoltà che queste restrizioni apportano alle Scuole ed alle Sezioni del CAI, ma è importante in un momento così delicato dare un segnale di grande responsabilità a tutti, così come insegnamo nei nostri Corsi.

Cordialmente,

Davide Martini
Presidente protempore C.N.S.A.S.A.

La Commissione Nazionale Scuole di Alpinismo, Scialpinismo e Arrampicata libera

Il documento: Prot.1860 Circolare Sede Centrale

CLAUDIA - Una vita di corsa

CLAUDIA
Una vita di corsa

Ugo, a suo tempo, mi aveva anticipato che stava scrivendo un libro sulla vita di sua figlia morta tragicamente nel 2017.
Concordammo che, una volta che il libro fosse stato edito, avremmo organizzato una serata di presentazione presso la Sala degli Stemmi al Monte dei Cappuccini. Purtroppo gli eventi collegati alle restrizioni imposte dal Covid 19 hanno impedito di organizzare l’evento.
Ora che è imminente l’uscita di: ”Claudia una vita di corsa” nelle librerie, d’intesa con Ugo, ne pubblichiamo la presentazione sul nostro sito.
Claudio Battezzati

CLAUDIA una vita di corsaClaudia non c’è più! Tutto di lei è così vivo in me: la sua vita, i sui sentimenti, le sue opere. Anche la mia vita sta avviandosi al termine. Dopo di me, di Claudia resterà solo qualche ricordo tra gli amici e i conoscenti che hanno condiviso cose con lei e che l’hanno apprezzata. Questo non mi basta, mia figlia è stata una grande lettrice ed una grande studiosa; si è immersa con passione insaziabile nelle opere di scrittori, poeti, commediografi, musicisti e saggisti. Pareva che il tempo dovesse sfuggirle, non c’era pausa tra le sue attività che non venisse riempita con un libro in mano o con gli auricolari ad ascoltare i più svariati generi musicali. Desidero perciò che qualche cosa di lei rimanga: in un libro, forma di comunicazione che lei tanto apprezzava.
La sua vita è stata frenetica, sempre contesa tra sport, studio, lavoro ed altre attività che man mano destavano il suo interesse. Questa ansia da impegno non le ha comunque impedito di soffermarsi ad esprimere i suoi sentimenti, le sue speranze, le sue delusioni ed amarezze attraverso racconti, poesie, disegni e fotografie, ritagliandosi in qualche modo spazi di tempo tra le molteplici attività. Non voglio che tutto questo vada perso, così mi sono impegnato in quest’opera perché chi lo desidera possa leggere e visionare le sue opere e scorrere un po’ di storia di questa vita che, con tutte le sue incertezze e contraddizioni, forse valeva la pena di essere vissuta.
Ho sempre pensato che le grandi avventure, siano esse fisiche o intellettuali, non vadano solo vissute ma anche raccontate e condivise. Così ho trovato piacere nel raccontare le mie avventure di tante e difficili scalate alpine, cosa che mi è costata fatica a causa la mia scarsa propensione letteraria.

Spero che l’avventura della vita di Claudia possa stimolare interesse e sentimenti in chi la leggerà.

Ugo Manera

 

Leggi tutto

Altri articoli...

 bshop logo
CNA Assicurazioni Srl Via Spalato 62A Torino
bshop logo
Logo Wild Country
Libreria editrice la Montagna Torino
Palestra arrampicata Bside Torino

Litografia Briver
 Palestra arrampicata SASP Torino