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Vercors: una falesia lunga 2km

Saou 1 (Large)Eccoci a Saoû, alla falesia “Du Son”, la più agevole da raggiungere per sfruttare le ultime ore del pomeriggio delle corte giornate autunnali. Siamo nel dipartimento del Drôme, nel sudovest della Francia. Torniamo sempre con piacere a visitare la zona più meridionale del grande parco naturale del Vercors. Alloggiamo vicino a Crest dove nel raggio di poche decine di chilometri possiamo accedere ad almeno quattro grandi siti di scalata diversi per esposizione e caratteristiche. La città di Crest dista da Torino 350Km, è dominata da un grande ed evidente donjon, uno dei più alti d’Europa. Oltre a Saoû, altri siti di scalata sono Ombléze, Trois Becs e Pont de Barret. Sono falesie ideali per le stagioni più fredde (autunno, inverno e inizio primavera) quando meglio si coglie il piacevole tepore del sole invernale. Il calcare è raramente lucido, spesso tagliente e mette alla prova le dita. Facile trovare tiri di 35m, quindi sempre meglio avere una singola di lunghezza sufficiente.

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“Monsù, për piasì an tira la corda?” Ovvero alle origini della Scuola Gervasutti

raymondi mauroOggi ho appuntamento con Ugo Manera e Carlo Crovella, nostra destinazione è Saint Pierre alla ricerca delle origini della Scuola Gervasutti. A Saint Pierre vive Lino Fornelli (classe 1929) che fu istruttore nel 1951, quattro anni dopo la fondazione della Scuola. Questo è il primo di una serie d’incontri con gli ex istruttori. Il nostro obiettivo è raccogliere testimonianze sulla storia della Scuola da riproporre in occasione dell’anniversario dei 70 anni dalla fondazione (1948-2018).
Provo orgoglio e curiosità ad accompagnare Ugo e Carlo in questo piccolo viaggio e così mi offro di fare l’autista, scattare qualche fotografia e per quanto possibile fornire supporto tecnologico. Il viaggio scorre velocissimo grazie ai racconti entusiasmanti di Ugo completati dal punto storico di Carlo frutto del suo meticoloso lavoro di ricerca svolto per scrivere le recenti pubblicazioni.

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Idee di viaggio (low cost): Vallone di Noaschetta

Stanchi di spendere un intero weekend per fare la coda su di una via ai satelliti del Tacul? Impoveriti dalle spese di autostrada, tunnel e funivia per andare a scalare alle Aiguilles di Chamonix? Logorati dall’ansia di svegliarvi alle 4 al Torino e vedere attorno a voi solo nebbie delle più fitte? Ailefroide è noioso? Il calcare francese è bello, ma granito, fessure ed un rack di friend vi eccitano di più?
Ebbene, se anche voi come me siete giunti al 10 di agosto senza sapere dove andare a passare la vostra meritata ed agognata climbing holiday, esiste un posto dove potete trovare tutto ciò che cerchereste nelle location più blasonate, il costo sarà pressoché zero ed in più vi assicurerete un altro elemento, ormai piuttosto inconsueto, l’avventura! Signore e Signori: il Vallone di Noaschetta!vallone

Nella foto: Il Vallone di Noaschetta visto dall'altro versante della Valle Orco, ben visibili le torri del Blan Giuir e la parete Sud del Monte Castello, oltre all'imponente massa del Gran Paradiso sulla sinistra. (foto: Martina Mastria)

Il fatto che si chiami “Vallone” ha un significato ben preciso, si tratta infatti della più ampia e profonda valle trasversale alla valle Orco, che dai 1065mt di Noasca arriva addirittura ai 4026mt del monte Roc (4000 non riconosciuto), a poca distanza dalla vetta del Gran Paradiso, unico quattromila interamente italiano.

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Lo sperone di Cima Fer è disegnato per il friulano: diedri, lame, spaccature di pietra onesta (*)

raymondi mauroVia Gervasutti alla Cima Fer

Gli allievi del primo corso scoprono la prima via di Gervasutti in Sbarua. Questo è il primo contatto con il rude IV alla “moda vecchia” affrontato alla “moda nuova”, ovvero la dulfer affrontata in scarpette. Una volta terminato il corso sono numerosi gli allievi che si cimentano salendo da primi di cordata la “Gervasutti in Sbarua”. La ripetizione di vie come la Gervasutti in Sbarua è una sorta di banco di prova, che si diventi arrampicatori o alpinisti. Tra le grandi vie di Gervasutti sul Bianco e quella alla Sbarua ne esiste una che consente in una giornata di assaporare un po’ di avventura lontano dall’affollamento, una salita che si addice agli ex-allievi in cerca d’esperienza. In una mattina di un agosto bollente io e Laura decidiamo di trovare un po’ di refrigerio salendo la via Gervasutti alla Cima Fer, zona a noi del tutto sconosciuta.

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In ricordo di Locatelli

LocatelliCi ha lasciati Franco Locatelli, sì proprio lui “quello” della Locatelli al Sergent in Valle dell’Orco e la Locatelli sulla bella parete ovest del Monte Destrera in Piantonetto. Era un alpinista Accademico e nel 1970 entrò nell’organico degli  istruttore della scuola G. Gervasutti.

Ricordo in modo particolare il primo giorno che ci incontrammo.

Quel giorno fu anche la prima salita insieme, organizzata da Adelchi e Sandro Beglio   al paretone del Bric Pianarella  a Feglino.

Conoscendo la sua fama e quella di Sandro Beglio fu per me emozionante nonché un  grande onore arrampicare con lui in testa sulla via GRIMONETT  considerata allora una notevole salita di TD sup. con forti difficoltà. Franco arrampicava con gli scarponcini a suola rigida, io con le EB le scarpette a suola liscia in voga a quel tempo. Franco non ha mai voluto provare le “scarpette” era rimasto fedele ai suoi scarponcini a suola rigida, ma andava bene così, dove non riusciva in libera si destreggiava impareggiabilmente con le staffe. Non gli interessava più condurre da primo sulle vie di un certo tipo e pertanto diventò un perfetto secondo.

Anche sulla Aiguille Croux per lo sperone ENE via Ottoz- Nava mi lasciò volentieri il comando della cordata,” passandomi” metodicamente ad ogni sosta il materiale recuperato lungo il tiro.

Continuammo con Sandro e Adelchi a frequentarci  e fare delle salite in montagna e in falesia; intanto, però  il tempo passava inesorabilmente, l’approccio all’arrampicata stava cambiando; si affrontavano timorosamente i primi 6a, si faceva bouldering per allenarsi, ma Franco rifuggiva da queste novità. Rimase ancorato alla sua idea di un Alpinismo classico, la modernità gli piaceva ma non riteneva di avere più le capacità per interpretarla.

 La via Franco e Ketty al Monte Sordo a Feglino fu la sua ultima arrampicata prima di appendere i suoi scarponcini a suola rigida al chiodo. Facemmo la via, io con qualche resting, lui con le staffe. Alla base della via, dopo le doppie, mi disse: se questo è il nuovo modo di arrampicare l’arrampicata non è più il mio divertimento.  Non arrampicò più.

Chiuso con il mondo dell’arrampicata si dedicò al ciclismo.

Ciao grande LOCA.

Claudio Battezzati

Valle Orco - Sergent - Via Locatelli

Vallone Valsoera - Destrera - Via Locatelli

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