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‘Na Via c’an Pia. Ovvero ”Una Via Campia”

Questo articolo è apparso su Alpidoc, la rivista delle sezioni CAI del Cuneese.
E’ un omaggio al grande alpinista cuneese Matteo Campia, che aprì numerose vie, soprattutto sulle Alpi Marittime. Più modestamente io con altri otto amici abbiamo scalato la Cresta Nord-Ovest all’Asta Sottana, in uno degli angoli remoti delle Marittime. E questo è il racconto della salita.

‘Na Via c’an Pia
Ovvero ”Una Via Campia”
Tre cordate in contemporanea lungo una via decisamente fuori moda: la cresta nordovest dell’Asta Sottana. Un record di presenze per il quale è facile prevedere un lungo periodo d’imbattibilità.
Guarda e dimmi un po’, cos’è quella montagna, quella che si vede così alta e grande risalendo quella valle lì, sì la Valle Gesso. No, non la parte che va verso Entracque ma quella che sale alle Terme. Sì proprio prima di Sant’Anna, te la trovi davanti, così geometrica, triangolare ed anche imponente, non ti pare? Beh, certo che nel mondo di montagne più eleganti e prestigiose ce ne devono essere ma questa qui si difende mica male, neh! E poi guarda un po’ quella cresta, quella di destra, come sale slanciata. Chissà che roba salire su di lì, magari non si è ancora arrampicato nessuno. Ma cosa dici, è così evidente, penserai mica che qualcuno ce l’abbia lasciata per la nostra bella faccia. Anzi, mi sa che Campia ci abbia messo di sicuro lo zampino; quello si è cacciato su dappertutto da queste parti e una cosa così non se la sarà lasciata di certo sfuggire. Boh! In ogni caso andiamo a vedere di che si tratta.
Ma che ci fa tutta sta gente che sale su al Barbero, mica vorranno andare su per di là tutti quanti? Ma non vedi: hanno già sentito l’odore del sugo per gli spaghetti, e poi qualche pinta mi è parso di averla intravista fuoriuscire dagli zaini. A gozzovigliare mi sembrano ben preparati, ma ad arrampicarsi direi meno.

AstaSottana 007

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Tribulasiun

Tribulasiun
Avevamo detto le ultime parole famose “finalmente ci godiamo la cima”. Erano le 2 del pomeriggio di una magnifica giornata di luglio ed eravamo in cima al Becco Meridionale della Tribolazione. Altroché se ci siamo goduti la cima: lassù ci siamo stati 18 ore, notte compresa.

BMT 001

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Punta Cristalliera (2550m) – Via Fior di Loto/Diedro Dassano/Placca Motti-Ghirardi

Punta Cristalliera (2550m) – Via Fior di Loto/Diedro Dassano/Placca Motti-Ghirardi
250m, 6b/ 5c obbl.

01 notte al selleries
Roberto tipregotipregotiprego scaliamo la Cristalliera, guarda che posto! Ok ok che via facciamo? Non quella superspittata dai, magari una tutta da proteggere, da stringere un po’ le chiappe… Fior di Loto sembra bella, non trovo ripetizioni recenti né relazioni precise. Allora, la via è di Galante e soci, fatta nel ’73… è una delle vie del Nuovo Mattino! Ok ok facciamola. Portiamo il martello? Sempre.

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Spigolo Fornelli - Parete dei Militi in Valle Stretta

Spigolo Grigio o Spigolo Fornelli alla parete dei Militi in Valle Stretta.

pietrofornelliUna via per tutti, ma non per i tanti. L’anno è il 1951. Pietro Fornelli, Giovanni Mauro e Luigi Pistamiglio aprono una via alla parete dei Militi in Valle stretta; la via prenderà il nome di Spigolo Grigio, o Spigolo Fornelli.
Fornelli, Mauro e Pistamiglio sono tre istruttori della neonata scuola G. Gervasutti: Mauro dal 1948, Fornelli e Pistamiglio dal 1951.
Oggi, se si guarda solo alla difficoltà in gradi e alla valutazione generale, poco poco che si sappia scalare – o che si pensi che scalare sia barcollare tra spit e spit -, si è tentati di ingaggiarsi su salite più impegnative: così fanno tanti.
La “Fornelli” alla Militi invece secondo me è una via per tutti: tutti coloro che alle prime armi, magari finito il corso di alpinismo, vogliono ingaggiarsi in una salita classica di grande soddisfazione: continua nelle difficoltà che propone; ottimamente protetta a spit che danno sicurezza ma non tolgono il piacere di cercare appigli, sempre sicuri, e appoggi, sempre franchi.

Info sul sito AltoX

 

 

Castello Provenzale Punta Figari “L’OROLOGIO SENZA TEMPO”

“Quando l'orologio è senza tempo, perché sai che il tempo niente cambierà”
Stupenda salita dalle difficoltà molto continue e sostenute, aperta da Giovannino Massari e Andrea Parodi nel 1982, con l’uso quasi esclusivo di soli nuts. Oggi a distanza di 37 anni dalla sua apertura rimane una delle vie più difficili e ambite della Castello Provenzale. La via è stata oggetto di restyling ad opera di Giovannino Massari e Paolo Semandi che hanno installato le soste a spits con anello per la calata in corda doppia e ripulito la linea di salita da prese insicure, chiodi e cordini vetusti; qualche chiodo comunque è rimasto o è stato aggiunto per indicare la linea di salita, anche se per la tipologia e conformazione della roccia tipica della Castello Provenzale, qualche spits si poteva “piantare”, per evitare rovinose cadute in alcuni tiri, dovute alle lunghissime distanze tra le protezioni, peraltro difficili da collocare.

Relazione

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