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Mastro Lindo... Ruffiano Protesico - Nuova via in Val Maira

Non so voi, ma io rimpiango l’epopea del vecchio West, oppure il primo ottocento, dove una piazza o un luogo appartato (di solito un parco alle 5 di mattina!), erano i palcoscenici dei duelli che risolvevano attriti insanabili o discussioni inutili. Ora non si può più, ora devi sopportare che le persone possano fare quello che vogliono senza rispondere delle loro azioni.

vista di insieme

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Mariangelo Cappellozza

Mariangelo e la via dei Polacchi al Mont Maudit

Un giorno, costretto in casa dalle restrizioni dovute alla pandemia del “corona virus”, avevo la televisione accesa ma non vi badavo immerso in altre attività. Ad un tratto una frase colta di sfuggita mi fece alzare gli occhi, il conduttore (o conduttrice) della trasmissione stava intervistando una scrittrice, non mi ricordo più chi fosse, l’intervistata parlava della vita dei suoi antennati (nonni e bisnonni) ed esprimeva il suo rammarico perché, non essendoci l’abitudine a scrivere, non avevano lasciato traccia della loro vita se non attraverso racconti verbali, tramandati sempre più fiochi dai discendenti. Lei avrebbe voluto leggere episodi di quelle vite ma poteva invece solo immaginarle con la fantasia attraverso le poche notizie arrivate fino a lei.

Via Cappellozza Manera sulla Torre Rossa del Piantonetto
Ha ragione, mi sono detto, quante vite e personaggi interessanti scompaiono senza lasciare una traccia duratura. Riflettendoci bene però forse tutte le vite hanno qualche motivo di interesse che merita di essere raccontato, ma è l’abilità e la sensibilità dello scrittore che riesce a rendere avvincenti anche gli episodi che appartengono a vite semplici e normali
Quando invece il personaggio per: azioni, comportamenti, mentalità, esce in modo evidente dalla normalità allora diventa molto più facile raccontarlo. Il personaggio di cui io intendo raccontare aveva molte cose che lo evidenziavano dalla normalità a cominciare dal nome: Mariangelo Cappellozza. Una qualità emergeva sulle altre: sapeva essere sempre, comunque, divertente.

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Corso TRAD 2020

Scuola G.Gervasutti, la ripartenza inizia col Corso di arrampicata “Trad”


Sabato 5 Settembre 2020, in occasione del raduno alpinistico-escursionistico in Val Grande in Verticale a Forno Alpi Graie, la scuola G.Gervasutti ha organizzato il suo primo corso dopo il lock-down primaverile.

Le attività della Scuola, come tutte le altre attività del nostro sodalizio, si erano fermate all’inizio del mese di marzo dopo la prima uscita del corso di arrampicata libera.
Niente corso di alpinismo, nessuna riunione al Monte dei Cappuccini per discutere animatamente sull’attività della scuola, sulla organizzazione dei corsi, sulle serate eventi di alpinismo ecc. Come in tutti gli altri ambiti del nostro vivere quotidiano siamo entrati in stand-by e la Scuola è uscita dalle nostre menti, oberate da altri pensieri ed inquietudini.
Dopo questo brutto periodo, si è deciso di provare a ripartire, senza troppi voli pindarici, e quale migliore occasione di un “mini-corso” che ci permettesse di rivederci, e ricominciare ad insegnare ad allievi entusiasti la pratica dell’alpinismo?

20200905 112404

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Grand Hotel Piantonetto: una nuova, lunga ed avventurosa, via WILD

Grand Hotel Piantonetto: una nuova, lunga ed avventurosa, via WILD

Martina in L2 foto ZucconQuante volte, percorrendo le valli del Gran Paradiso, ho rischiato il frontale tentando di scorgere spicchi di roccia dove aprire una via nuova, magari lunga, continua, impegnativa ed ovviamente bellissima! Moltissime.

Purtroppo, come molti sottolineano, i grandi apritori che imperversarono dai ruggenti anni del Nuovo Mattino in poi ci hanno lasciato ben poco.

Apparentemente ogni sasso sembra saturo di itinerari, e per i più giovani non rimane che andare ad impelagarsi in punta alle montagne, con avvicinamenti dalle 3 ore in su, o intestardirsi nell’aprire l’ennesima via a spit a distanze poco onorevoli dalle altre già presenti sulle pareti più famose.

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Voglia di Orco? Noasca Diamond!

Voglia di Orco? Noasca Diamond!

Cos’è Noasca Diamond? Una nuova via che sale per 350 metri di sviluppo e 15 tiri, ad appena 15/20 minuti dal parcheggio di Noasca. Arrivati in cima si scende rapidamente alle macchine dal comodo sentiero di Pian Rocci. Anche se aperta da due pensionati ultrasessantenni, non vi inganni, è una via vera di un certo impegno ed è un campionario della scalata in valle Orco. Roccia stupenda, placche, fessure, muri e un panorama mozzafiato sulla Valle, alta e bassa. Pur non essendo su una delle pareti più famose, crediamo che possa essere una valida e divertente alternativa alle vie più blasonate e diventare una via molto ripetuta.

Al seguente link potete trovare la scheda della via: Noasca DiamondAttenti a quei due

L’ingaggio è volutamente ridotto al minimo, Claudio Battezzati ed io, gli apritori, abbiamo ricevuto tanto da questa Valle e volevamo fare qualcosa che fosse un richiamo per chi non si sente di andare sulle vie più esposte, ma vuole godersi una giornata su questo magico granito. Attenzione però, dove ci sono fessure evidenti non ci sono spit o sono molto radi, occorre saper mettere i friend, dosandoli con cura. Siamo in Valle dell’Orco!
La particolare struttura di questa parete a salti e un sentiero che la attraversa, permette diversi combinazioni a moduli.
Per rendere simpatico il gioco abbiamo diviso la via in tre parti La Bronze, La Silver e La Gold.
Solo se si fanno tutte e tre di seguito vi fregiate del Noasca Diamond!

Se siete placchisti, refrattari ai friend vi lanciate, solo con i rivii, sulle spettacolari placche della Bronze. Un mare di placche dal colore rossiccio, tipo Grimsel, lisciate dall’antico ghiacciaio che qui premeva e faceva la curva lasciando ben pochi appigli.
Potete quindi scendere dal sentiero paghi o avventurarvi sulla Silver, che riserva tutto il campionario del granito, placche, fessure da proteggere, muri. Dalla Silver volendo si scende con tre veloci doppie sul sentiero .
Riassumendo potete fare solo La Bronze, La Bronze e La Silver, o se non amate le placche solo La Silver. Avete mal di testa? Non è finita perché gli ultimi tiri, altrettanto meritevoli sono quelli della Gold, riservati a quelli che vogliono mangiarsi tutta la parete, esplorarne la fine e la vista a volo d’aquila sui tetti di Noasca.

Andrea Giorda con le mani nella fessura del coccodrillo sulla Silver . Foto Gpp (1024x768)Erano anni, che con una birra in mano seduto davanti al Bar di Sabrina sulla piazza di Noasca , guardavo queste strutture e mi immaginavo una linea. Chi ha il tarlo dell’apertura va in automatico e con lo sguardo vaga e vede tracce di continuo. Devo dire che da sotto immaginavo una sequela di placche ammuffite con qualche bel passaggio ogni tanto, e sinceramente non è il mio genere.

Su queste pareti esistevano già brevi vie di Perucca vicino alla cascata, una di Fausto Aimonino su bellissime placche, sistemata potrebbe essere interessante e una via lunga 200 metri, Follie per Moana, aperta dal dream team Manlio Motto, Rinaldo Sartore, Roby Perucca e S. Mantoan nel 1992. Via impegnativa per l’obbligatorio e che necessiterebbe di una decisa spazzolata e nuovi cordoni per le soste. Gli spit, anche se un po’ anneriti sembrano ancora buoni. Il nome ricorda la mitica Moana Pozzi, che sdoganò con la sua intelligenza e ironia il porno, arrivando in TV a presentare programmi per le famiglie. Erano anni meno bacchettoni dove Cicciolina, sua alter ego in nude- look floreale e voce suadente da bambina si fece eleggere alla Camera dei deputati nelle file dei Radicali, grazie a quel volpone di Marco Pannella.
In questi anni di asfissiante politically correct, privacy ossessiva, che ritiene materiale morboso anche una foto di compleanno di vostro figlio con i suoi amici davanti a una torta, si sente un po’ di nostalgia per qualche innocente e sagace trasgressione, viva dunque Follie per Moana .
Queste vie, per vari motivi, non sono mai decollate, subendo la concorrenza della vicina Torre di Aimonin.

Nell’autunno 2019 ho proposto a Claudio una ricognizione su queste pareti sopra al piazzale di Noasca. Con Claudio siamo reduci dalla bellissima avventura al Cateissard in Valle di Susa. Con sfumature diverse su una cosa siamo assolutamente solidali, la ricerca della qualità. Qualità nella linea e nell’ attrezzatura, il tutto deve avere un senso e un’armonia o si rinuncia.
Claudio Battezzati sulla difficile uscita del secondo tiro della Silver. Foto Gpp (1024x768)Claudio ha aperto vie splendide come Miroir Doc al Sergent ed io ho iniziato ad aprire vie in Valle dell’Orco nel 1979, il Diedro Atomico e Sitting Bull, poi Nautilus e proprio qui sopra Aldebaran al monte Castello come raccontato di recente nell’articolo la Baita di Sitting Bull. Quelle erano vie dove ci si giocava il due di picche con un certo rischio, non esistevano neanche i friend, si spingeva al massimo, erano avventure alla ricerca del proprio limite e della prestazione.
Nell’ultimo quarto della propria vita, fare regali è più piacevole che riceverne, quello dei vent’anni era il tempo dell’Avere, del capire chi sei e dove puoi arrivare. Ora è il tempo del Dare e della condivisione, l’obiettivo di Noasca Diamond è realizzare un progetto che permetta a tutti di divertirsi e conoscere questi posti a noi cari.
I tantissimi che hanno scalato i 400 metri della via “A volte ritornano” alla Punta Phuc al Monte Castello, aperta di recente, sono una dimostrazione che questo è possibile. Idealmente Noasca Diamond è la parte bassa e farle entrambe in un super –weekend, con sosta al romantico rifugio di Noaschetta, regala complessivamente 750 metri (!) del più bel granito, perfettamente attrezzato, in un ambiente magico e relativamente a bassa quota. Ideale per chi viene da lontano, raro trovare una combinazione simile e così accessibile sulle nostre alpi, potrebbe essere la combinazione “Noasca Platinum” per continuare il gioco .

Trovare la linea giusta per quest’ultima via non è stato affatto semplice, ma cosa c’è di più bello di scovare il “Diamante” nella sabbia, dove apparentemente non c’è nulla che valga la pena. Non amando le placche, nell’autunno 2019 ho convinto Claudio inizialmente ad esplorare tutta la parte sinistra che è solcata da varie fessure, ma l’arrivo di piogge torrenziali ci hanno scoraggiato, mettendo in evidenza quanto siano soggette al bagnato. Stavamo per rinunciare.
Claudio Battezzati  sulla Gold, penultimo tiro. Foto Gpp (1024x768)Piano piano però, si è fatta largo l’idea di seguire linee più asciutte spostandosi all’estrema destra. Con grande sorpresa scopriamo una via molto più continua di quello che si poteva immaginare da sotto. I tiri sono sempre collegati l’uno all’altro, alcuni splendidi e ciliegina sulla torta, dalla cima si scende rapidamente per un comodo sentiero. Dopo tanto vagare è lei il nostro “Diamante di Noasca”, con Claudio scherziamo, se è meglio la Bronze o la Silver, come dire se è meglio la crema o il cioccolato a ognuno la sua.

Se lo puoi sognare lo puoi fare! Divertitevi! Questo è il nostro augurio e la ricompensa di tanto lavoro.

 

 

Andrea Giorda CAAI – Alpine Club UK

P.S. In queste ore è stato trovato il corpo di Daniele Caneparo disperso questo inverno il nostro pensiero va a lui e alla sua famiglia.

 

Saluto Covid in vetta al Noasca Diamond  Foto Gpp (1024x768)

 

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