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Serata con Patrick Gabarrou

                                                                                                           Patrick Gabarrou a cura di Ugo Manera


20170214 125332 (Large)Gli anni ’70 del secolo scorso sono stati anni di grande evoluzione dell’alpinismo europeo ed Italiano, evoluzione tecnica e di pensiero. Sul piano tecnico ebbe enorme importanza la diffusione della progressione frontale su ghiaccio con 2 attrezzi (piolet traction), già praticata in Scozia ma pressoché sconosciuta sulle Alpi. A lanciare e diffondere tale tecnica contribuirono due imprese della guida francese Walter Cecchinel: la Nord-Est del Gran Pilier d’Angle nel 1971, con George Nominé ed il Couloir Nord Est dei Drus con Claude Jager dal 28 al 31 dicembre del 1973.
Sempre di carattere tecnico fu in quegli anni la vera rivoluzione che avvenne nella sicurezza della cordata con l’affermarsi dell’assicurazione dinamica, sperimentata e poi promossa soprattutto da un gruppo di guide ed accademici italiani.
Sul fronte dell’etica avvenne una grande spinta per un ritorno all’arrampicata libera ed, in Italia, un fiorire di vari “Nuovi Mattini”, volti ad emancipare l’alpinismo dalla visione eroica e drammatica che aveva prevalso nell’era del “sesto grado”.

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Gian Carlo Grassi

manera ugoNell’anno appena trascorso, il 2016, Gian Carlo Grassi avrebbe compiuto 70 anni. Egli aveva iniziato la sua attività alpinistica frequentando i corsi della scuola Gervasutti, terminati i quali, era entrato nell’organico istruttori della stessa. Ritengo doveroso che il ricordo di questo grande personaggio rimanga nei documenti della scuola, per tutti quelli che oggi ne fanno parte e per chi verrà in futuro

 

                                                          

                                                         Gian Carlo Grassi a cura di Ugo Manera

Ricordare un personaggio scomparso non è semplice, vari sentimenti si incrociano e spesso si scivola, magari involontariamente, nella celebrazione retorica elencando enfaticamente meriti e qualità di chi non c’è più. Terribile poi io trovo il modo, abbastanza in uso, di rivolgersi in prima persona con discorso diretto a chi non c’è più.

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In ricordo di Locatelli

LocatelliCi ha lasciati Franco Locatelli, sì proprio lui “quello” della Locatelli al Sergent in Valle dell’Orco e la Locatelli sulla bella parete ovest del Monte Destrera in Piantonetto. Era un alpinista Accademico e nel 1970 entrò nell’organico degli  istruttore della scuola G. Gervasutti.

Ricordo in modo particolare il primo giorno che ci incontrammo.

Quel giorno fu anche la prima salita insieme, organizzata da Adelchi e Sandro Beglio   al paretone del Bric Pianarella  a Feglino.

Conoscendo la sua fama e quella di Sandro Beglio fu per me emozionante nonché un  grande onore arrampicare con lui in testa sulla via GRIMONETT  considerata allora una notevole salita di TD sup. con forti difficoltà. Franco arrampicava con gli scarponcini a suola rigida, io con le EB le scarpette a suola liscia in voga a quel tempo. Franco non ha mai voluto provare le “scarpette” era rimasto fedele ai suoi scarponcini a suola rigida, ma andava bene così, dove non riusciva in libera si destreggiava impareggiabilmente con le staffe. Non gli interessava più condurre da primo sulle vie di un certo tipo e pertanto diventò un perfetto secondo.

Anche sulla Aiguille Croux per lo sperone ENE via Ottoz- Nava mi lasciò volentieri il comando della cordata,” passandomi” metodicamente ad ogni sosta il materiale recuperato lungo il tiro.

Continuammo con Sandro e Adelchi a frequentarci  e fare delle salite in montagna e in falesia; intanto, però  il tempo passava inesorabilmente, l’approccio all’arrampicata stava cambiando; si affrontavano timorosamente i primi 6a, si faceva bouldering per allenarsi, ma Franco rifuggiva da queste novità. Rimase ancorato alla sua idea di un Alpinismo classico, la modernità gli piaceva ma non riteneva di avere più le capacità per interpretarla.

 La via Franco e Ketty al Monte Sordo a Feglino fu la sua ultima arrampicata prima di appendere i suoi scarponcini a suola rigida al chiodo. Facemmo la via, io con qualche resting, lui con le staffe. Alla base della via, dopo le doppie, mi disse: se questo è il nuovo modo di arrampicare l’arrampicata non è più il mio divertimento.  Non arrampicò più.

Chiuso con il mondo dell’arrampicata si dedicò al ciclismo.

Ciao grande LOCA.

Claudio Battezzati

Valle Orco - Sergent - Via Locatelli

Vallone Valsoera - Destrera - Via Locatelli

Adriano e Antonio, il ricordo della Scuola Gervasutti

Adriano e Antonio, il ricordo della Scuola Gervasutti
di Mauro Raymondi e Sergio Cerutti, Scuola Nazionale di Alpinismo G. Gervasutti

logo gervaAlla notizia dell’incidente occorso ad Antonio Lovato e Adriano Trombetta insieme a Margherita Beira abbiamo provato un nodo in gola e smarrimento.
Antonio ed Adriano hanno frequentato il CAI e la Scuola Gervasutti giovanissimi tanto che molti di noi li ricordano quando non erano ancora maggiorenni. Hanno saputo distinguersi per capacità, talento, esuberanza e passione e le circostanze della loro perdita portano inevitabilmente a riflettere.
Come direttore della Scuola da meno di un anno ho ritenuto opportuno chiedere a chi mi ha preceduto di ricordarli.


Mauro Raymondi
Direttore della Scuola Gervasutti

Il nostro affettuoso ricordo va a due nostri grandi amici, Antonio Lovato 28 anni, istruttore della Scuola ed Adriano Trombetta 38 anni, ex istruttore della Scuola, tragicamente scomparsi il 18 febbraio scorso sul Monte Chaberton, vittime di una valanga mentre scendevano il canale nord est con gli sci insieme ad una loro amica.
Antonio Lovato si era avvicinato alla Gervasutti in età molto giovane, era ancora minorenne, frequentandone i corsi per poi diventare in breve tempo istruttore sezionale e conseguire il titolo di istruttore regionale di arrampicata libera del CAI assumendo la vice-direzione del corso. E' stato il più giovane istruttore che io ricordi ad assumere la carica direzionale di un corso.
Oltre ad essere un forte arrampicatore ed alpinista era anche uno sciatore e snowboarder eccezionale, nella sua pur breve vita ha sceso con gli sci o lo snowboard molte pareti nord fra cui la nord del Gran Paradiso e tantissimi ripidi canali delle alpi occidentali.
antonio lovatoE' sempre stato curioso nei confronti delle nuove attività riguardanti la montagna e l'alpinismo e quando la Scuola Gervasutti istituì il corso di dry-tooling, prima scuola in Italia, lui aderì subito con entusiasmo imparando in breve la tecnica e poi trasmetterla con competenza agli allievi.
Era sempre ironico e sorridente e aveva una grande capacità empatica con gli allievi dei corsi della Scuola, la sua ironia e i suoi sberleffi erano rivolti a volte anche verso di noi, istruttori più anziani "i barbacai" come li chiamava lui, ma con un rispetto e una leggerezza che ci faceva sempre sorridere.
Adriano Trombetta, guida alpina, era stato nell'organico della Scuola per molti anni, assumendo per due anni la direzione del corso di arrampicata libera. Alpinista fortissimo e completo su tutti i terreni era entrato nella Scuola, a titolo volontario per l'amicizia che lo legava a molti noi istruttori con cui scalava regolarmente e con cui aprì molte vie sulle montagne dell'arco alpino occidentale. Nel periodo in cui fu istruttore le sue competenze in arrampicata furono spesso un valore aggiunto per la Scuola e per molti istruttori che impararono molto da lui sulle tecniche di apertura di vie in montagna e su terreno trad.

Con alcuni istruttori della Scuola aprì vie bellissime e difficili nel vallone di Noaschetta nel Gran Paradiso, "l'ultimo eden degli apritori di vie" come amava definirlo lui.
Il mio triste, eppur bel ricordo di entrambi, mi porta all'Ancesieu, straordinaria parete nel Vallone di Forzo nel Gran Paradiso, dove passammo un giorno tutti e tre a scalare sulla "Strategia del ragno" bellissima e dura via sulla parete sud-ovest abbandonata da anni.
adriano trombettaPassammo la giornata dall'alba a notte fonda a ripulire le fessure dall'erba per poter posizionare nut e friend; Adriano ed io praticamente litigammo tutto il giorno in merito al tracciato della via, al posizionamento delle soste a spit ecc. Antonio ci seguiva pulendo con martello e piccozzino, tutto il giorno a pulire appeso alle corde con un vuoto stomachevole sotto i piedi.
Nel tratto finale della via, nel "diedro della sveglia", io e Adriano ci dilungammo un po' troppo e Antonio si addormentò su una cengetta di 30 cm. Si svegliò di soprassalto, urlando, appeso alle corde mezzo metro sotto alla cengetta su cui si era addormentato.
Fu una bella giornata in un posto eccezionale passata con due amici che tutti noi della Scuola Gervasutti ricorderemo sempre.


Sergio Cerutti
Ex Direttore della Scuola Gervasutti

Vallone di Sea: delitto perfetto

Le famose pareti (Large)Sempre più spesso, dopo una forte pioggia contiamo morti tra vecchi e bambini e rimaniamo allibiti nel vedere che le case distrutte erano state costruite nell’alveo di un fiume o su una collina franosa.
I proprietari per primi, spesso in malafede, si scagliano contro le amministrazioni che hanno dato i permessi. In realtà è un gioco delle parti, perché frequentemente quegli amministratori sono stati eletti proprio per costruire dove chiunque, con buon senso, non avrebbe fatto neanche un capanno, figuriamo farci vivere una famiglia.
Li possiamo chiamare “delitti perfetti” dove tutto avviene nella legalità e nel consenso, peccato che il risultato porti a tragedie non recuperabili.
Ogni volta il politico di Roma in televisione assicura che non succederà più, salvo poi essere contraddetto alla prima grande pioggia. E nel caso ci fosse un dolo, i tempi della giustizia con le prescrizioni fanno il resto.
Se vogliamo affrontare la questione sull’opportunità o meno di costruire una strada nel Vallone di Sea, in Val Grande di Lanzo in provincia di Torino, per poter ragionare, occorre sgombrare il campo da sensibilità personali e farne una questione prettamente economica...

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