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Ailefroide - Parete Nord Ovest

Settantacinque anni fa, nel 1946, cadeva Giusto Gervasutti sul Mont Blanc duTacul, nel tentativo di salire il pilastro che ora porta il suo nome. Gervasutti il “Fortissimo”, è molto noto tra gli scalatori torinesi (e non solo) per la sua eccezionale attività alpinistica e perché a lui è dedicata la scuola di alpinismo che porta il suo nome. Scuola attraverso la quale sono passati centinaia di aspiranti scalatori in oltre 70 anni di attività. Nel ricordo di questo grande scalatore ho voluto riproporre il mio racconto della salita della parete Nord Ovest dell’Ailefroide, una delle più grandi realizzazioni del “Fortissimo”

 Giusto Gervasutti Scalate nelle Alpi

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Storie e racconti della Valle dell’Orco

Storie e racconti della Valle dell’Orco

con Ugo Manera Andrea Giorda Claudio Battezzati e la Scuola di Alpinismo “GINO PRIAROLO” del CAI di Verona.


Alcuni mesi fa Giacomo Raffa, Direttore del corso Roccia della Scuola di Alpinismo Gino Priarolo del CAI di Verona, mi contattò per chiedermi, in qualità di Direttore della Scuola G. Gervasutti, una collaborazione tra le nostre due Scuole.
Il suo corso di roccia AR1, sarebbe terminato con una uscita prevista in Valle dell’Orco per la fine del mese di Settembre 2021. Il suo desiderio era quello di chiudere in bellezza invitando due fra coloro che hanno fatto la storia dell’arrampicata in Valle: Ugo Manera e Andrea Giorda che sono diventati profondi conoscitori della Valle e protagonisti dell’apertura di nuove vie, tutt’oggi molto frequentate.
L’intento di Giacomo era anche quello di far raccontare agli allievi del corso, dalla viva voce dei protagonisti, l’emozione nello scoprire il Caporal e le strutture adiacenti, scalare con Gian Piero Motti, nonché Kosterlitz e tutto il dibattito con il gruppo denominato Nuovo Mattino sulle nuove idee che stavano nascendo sull’arrampicata.
In pratica la storia dell’arrampicata in Valle descritta dai suoi protagonisti.
Certo della disponibilità di Ugo e Andrea ho accolto con entusiasmo la proposta.
Giacomo, ottimo organizzatore, ha preparato la serata per il Sabato 25 Settembre 2021 presso il Rifugio le Fonti Minerali di Ceresole Reale.
Nella giornata, nonostante le condizioni meteo non fossero al meglio alcuni Istruttori con allievi al seguito erano riusciti comunque a salire la via del Pesce d’Aprile alla Torre di Aimonin.
Ugo Manera che, munito delle opportune attrezzature ha proiettato e commentato magistralmente le immagini della valle e delle vie da lui aperte, ed ha così avuto l’opportunità di spiegare perché avesse denominato la via del “Pesce d’Aprile”, la storia del nut presente e poi scomparso, fa parte ormai del nostro immaginario collettivo.
Andrea Giorda, come sempre grande affabulatore, ha calamitato l’attenzione dei presenti raccontando, con materiale fotografico e filmati, una miriade di aneddoti - baita compresa - sulla meglio gioventù di allora, e su quella di oggi che, seppure con qualche anno in più, ancora si cimenta, con il sottoscritto, sulle pareti della Valle dell’Orco.
Come Direttore, dopo aver illustrato l’organizzazione e i corsi della Scuola G. Gervasutti, ho espresso il mio apprezzamento per la bella iniziativa della Scuola G.Priarolo. Le iniziative che portano a una collaborazione fra le Scuole è un tema interessante e meritevole di ulteriore sviluppo per un maggiore interscambio di proposte e di esperienze.


Claudio Battezzati

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CORSO TRAD 2021 Vallone di Sea

Dopo un anno di fermo dall’ultimo corso TRAD, causa Covid-19, eccoci: finalmente riparte l’attività della Scuola Gervasutti.

Il corso di arrampicata TRAD al raduno “Valli di Lanzo in Verticale” nel vallone di Sea, è diventato un appuntamento fisso e con piacere ci si ritrova tutti nella minuscola piazza di Forno Alpi Graie per ripetere questa piccola avventura.
I soliti ritardi, il solito appello, le solite dimenticanze, allievi e istruttori in questo se la giocano e in più si aggiunge la complicazione di dover compilare la modulistica prevista dal CNSASA per i corsi in tempi di COVID 19, ma l’organizzazione minuziosa di Tachi non fa una grinza e tutto procede perfettamente.
Alla fine ci siamo; si parte con le comunicazioni di rito fatte dal buon Sergio che rammenta in poche parole il posto in cui siamo – perché un minimo di storia fa sempre bene, altrimenti sembriamo la gita sociale al parco giochi – la difficoltà del trad che ti può fregare anche se in falesia fai il 7c+, il materiale che ti serve per iniziare (nonché le pratiche per aprire un mutuo necessario a comprarlo!) e l’organizzazione di questi due giorni che saranno scansionati anche dal previsto temporale pomeridiano.

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Daniele Caneparo, un anno dopo la scomparsa

Tra pochi giorni, il 23 novembre, sarà un anno che Daniele Caneparo non è più con noi, il ricordo di Matteo Enrico.

foto Daniele

Alle 20 inoltrate di un giorno di agosto 2003, in quella che passerà agli annali come una delle estati più calde di sempre, io, mio fratello ed altri due amici siamo beatamente seduti sulla terrazza del Rifugio Envers des Aiguilles. Improvvisamente vediamo arrivare un uomo ed una donna. Prima di giungere sulla terrazza, l’uomo si ferma nei pressi di un rubinetto dell’acqua, si spoglia completamente, mutande incluse, ed inizia a darsi una bella rinfrescata. Lo riconosciamo, è Daniele Caneparo. Ridiamo divertiti. Ci salutiamo e scambiamo due battute. Non lo conosciamo ancora bene, se non per averlo incrociato in falesia qualche volta anni addietro.

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In ricordo di Daniele Caneparo

20160806 155804Daniele Caneparo era stato per qualche tempo istruttore nella nostra Scuola, ma il suo carattere schivo, libero e solitario male si accordava con le esigenze organizzative di un corso di alpinismo e presto se ne era allontanato.
Per chi non lo ha conosciuto voglio lasciare un mio ricordo personale.

Daniele era un ragazzino di 10, 11 anni che, a metà degli anni '70, ti capitava di incrociare, calzoni corti e imbragatura, in giro con il padre tra le rocce della Sbarua o dei Denti di Cumiana. Allora erano rari i bambini che arrampicavano e i commenti di chi li vedeva erano acidi, ma poi si veniva a sapere che con lo stesso abbigliamento il padre lo portava anche a fare, slegato, la nord del Monviso. A 14, 15 anni aveva già salito da solo il couloir Couturier alla Aiguille Verte e il couloir Gervasutti al Mont Blanc du Tacul. Avevano parlato di lui anche i giornali, quando era stato bloccato con la forza da due accademici che un mattino d' inverno gli avevano impedito di uscire dal rifugio per avviarsi nella bufera verso la nord del Gran Paradiso.
Era diventato un arrampicatore fortissimo che se ne andava a scalare in Verdon con gli amichetti di 14 anni; i suoi terreni di gioco preferiti erano però le fessure della valle dell' Orco e di Sea, come ci raccontano i suoi compagni di cordata del tempo e come ci ricordano le tante vie che aveva aperto, con uno spirito visionario e anticipatore dei tempi. E poi c' erano state anche le estati pazze a Chamonix, dove la madre lo aspettava in pena, mentre lui si dedicava a solitarie molto impegnative, una per tutte sul Pilone Centrale del Freney.
Io ho iniziato a frequentarlo più tardi, quando ormai arrampicava poco; mi aveva confessato che la sua testa gli suggeriva cose che il suo corpo non gli permetteva più di fare. Avvenne in modo casuale: con amici comuni eravamo nel vallone di Sea per esplorare con le pelli una gitarella invernale, che però mi sembrava troppo scontata. Me ne partii d' impulso in un' altra direzione abbandonando il gruppo e quando mi voltai c' era solo Daniele a condividere la mia scelta improvvisa. Quel giorno, non so come, mi ritrovai in punta alla Ciamarella.
giornalet.1Avevamo lo stesso gusto per l' esplorazione e con lui riuscii a concretizzare tante idee nelle Valli di Lanzo, per le quali non avevo mai trovato dei soci motivati. Daniele invece amava la bassa Val d' Aosta e i suoi valloni più sperduti e selvaggi, tra Scalaro e Saint Marcel, che andavamo a esplorare meticolosamente, inanellando bellissimi giri e ravanate tremende. Era molto orgoglioso di queste sue scoperte e non gli sarebbe spiaciuto raccoglierle in un libro di itinerari sciistici. Anche la bassa Valpelline lo affascinava e in una delle tante esplorazioni capitammo su una cima dal nome impronunciabile, dove staccammo una valanga. Io rimasi aggrappato alle rocce della vetta, mentre Daniele fu trascinato a valle per dei saltini di roccia, finché non si piantò nella neve, mentre la valanga proseguiva la sua corsa. Aveva dolori al basso ventre, temeva di morire e avevamo duemila metri di discesa da affrontare. Risolvemmo la situazione scendendo per la massima pendenza, io con i suoi sci sul sacco e lui coricato a pancia in giù sulle mie code, saldamente afferrato alle mie gambe. Quella volta mi chiese scusa per i rischi che aveva fatto correre ad un padre di famiglia.
D' estate ci frequentavamo poco: lui aveva i suoi giri in bici, io preferivo l' alta montagna e tuttavia qualche salita insieme la facevamo ancora, andando a cercare pareti sconosciute in cima a valloni sperduti, a molte ore dal fondo valle o magari esplorando improbabili itinerari, che progettavamo di percorrere poi con le pelli nel momento più propizio.
Con il ritorno della neve tornavamo a sentirci per nuove avventure a un ritmo forsennato; poi venne lo sci ripido e anche io ne fui coinvolto, benchè non nelle discese più impegnative. Pur non disdegnando gli itinerari più classici e appaganti, sempre lo spingeva la molla della ricerca estetica per i percorsi insoliti, lontani dalla folla.
Negli ultimi tempi aveva ideato una nuova attività: con un canotto gonfiabile sulle spalle raggiungeva qualche sperduto laghetto alpino, per poi circumnavigarlo o raggiungerne un isolotto, dove fermarsi a prendere il sole. Un modo come un altro, mi spiegava, per cercare di appropriarsi del paesaggio alpino.
Era un entusiasta, sia per la montagna che per il suo lavoro: era medico neurologo e spesso nei viaggi in macchina si dilungava a raccontare vicende e casi curiosi che riguardavano i suoi pazienti e a spiegarci con parole semplici i complessi meccanismi della mente umana.20150620 134141

Daniele se ne è partito con le pelli in un giorno di novembre, sotto una enorme nevicata, sui facili pendii della Cimetta Rossa, sopra Champorcher e non è più tornato. Le ricerche del Soccorso Alpino sono state imponenti e con il disgelo sono riprese intensamente, finché un escursionista non ha visto spuntare uno sci dall' ultima neve.

Ciao Daniele.

 

 

 

Enrico Pessiva - IA - CAAI

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