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"Facciamoci una sosta" - Avventure sulle pareti granitiche delle isole Lofoten, Norvegia Artica

16 (Large)Safe!” Urlava al suo compagno di cordata il norvegese di fianco a noi, per avvisarlo che si era appena assicurato in sosta.
Mentre noi cercavamo di non appenderci, stando in equilibrio su di uno spigolo appena accennato, il nostro vicino si rilassava appeso a due nut, mentre il suo secondo avanzava. Due nut certamente ben posizionati, ma pur sempre due nut in tutto, pure piccolini! Ma dove siamo finiti?!
Ben oltre il circolo polare artico, le isole Lofoten offrono paesaggi mozzafiato, natura incontaminata e scalate entusiasmanti: i nostri otto giorni sono stati accompagnati 1 (Large)da un sole caldo, che tramontava solo verso le 10,30 di sera, lasciando ancora un piacevole chiarore e da climbers dalle più svariate provenienze.

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Punta Phuc "A Volte Ritornano"

I have a dream (768x1024) (768x1024)Cos’è ? Una via di grande respiro, nata e realizzata per il puro piacere di scalare, senza particolari ingaggi psicologici in un luogo di grande bellezza.

Dove? Sulla punta Phuc del Monte Castello, nel mitico vallone di Noaschetta nel gruppo del Gran Paradiso. Un luogo selvaggio, un tempio della natura alpina. La punta Phuc, evidente ed importante, non era mai stata salita e la sua parete principale era completamente vergine.

Ricorda molto lo Scoglio di Mroz, ma alto più del doppio e più verticale. Il versante Sud e la bassa quota, intorno ai 2000 metri, la rendono fruibile da maggio ad ottobre.

Dov’è la punta Phuc ? In effetti punta Phuc è un nome dato da me, perché il Monte Castello come montagna non è identificabile, è un nome generico dato ad una imponente bastionata rocciosa con diverse punte a sé, che da fondo valle, sul lato orografico destro, arriva fino all’Alpe la Bruna.

Phuc in vietnamita vuol dire fortunato, buona sorte e si legge Fuc.

Perché questa via? una passione personale e un atto di amore per queste montagne, per avvicinare chi vorrebbe conoscere questi posti ma è intimorito dall’ingaggio medio alto delle vie esistenti.

Tolto le dovute eccezioni, i ragazzi vengono dalla plastica e da vie imballate di spit e non per colpa loro sono meno disposti ad accettare disagi e protezioni precarie. Una volte non vi erano alternative.

Filippo prova il primo tiro (768x1024) (768x1024)Ma anche per chi è in astinenza da granito questa via è una valida alternativa ai Satelliti del Bianco.

Qui l’ambiente è rilassato, non si ha la salivazione azzerata dalla quota e si salva il portafoglio.

Com’è la via? Sono 12 tiri per circa 400 metri di sviluppo. Lo stile è molto vario, diedri, fessure, muri a tacche, Dulfer e anche uno strano tafone tipo Corsica. Un vero campionario della scalata su granito. Una chicca per gli appassionati del genere, da non perdere anche da un punto di vista estetico. Tutti i tiri, tranne uno di trasferimento, necessitano di un buon livello medio. Soste comode.

Cosa non è?  Non è una alpinata come suggerirebbe l’età degli apritori, vecchie cariatidi. Non ci interessano le operazioni nostalgia, o almeno non ancora. Ci interessa sperimentare cose nuove, è dunque una via curata nei dettagli su una grande parete, in un’ottica moderna.

E l’avvicinamento? Noaschetta è nell’immaginario un luogo di grandi c.. Sfatiamo anche questo luogo comune. Per raggiungere l’attacco della punta Phuc, anche il falesista nato stanco ci mette poco più di un’ora dal rifugio di Noaschetta, che si raggiunge in tre quarti d’ora dalle macchine.

Per darvi un metro di paragone, per andare al magnifico Becco della Tribolazione in Piantonetto e scalareperòquattro tiri buoni, dal rifugio ci vogliono due ore mezza e lo zoccolo insidioso.  Qui per farne 12 di tiri, di cui 11 buoni, basta un’ora e un quarto dal rifugio, o due dalle auto, in parte fuori sentiero ma agevole.

Da chi è stata aperta? Da Andrea Giorda e diversi compagni, in primis Mario Ogliengo, storico socio di apertura nel 1982 sul Nautilus al Sergent e su Aldebaran al Monte Castello. Speriamo che la nuova nata mantenga la fiducia e goda dello stesso successo, ci teniamo alla reputazione.

Inoltre hanno partecipato il fortissimo Michele Amadio e due giovani e promettenti leve della Scuola Gervasutti, Filippo Ghilardini e Martina Mastria.

Come è stata aperta? Dal basso ovviamente, ma i tiri e il tracciato sono stati in seguito rivisti per aumentare la bellezza dell’arrampicata, contenere l’ingaggio psicologico e l’obbligatorio. Abbiamo evitato di far portare più di una serie di friend e misure sopra il 3 BD. Ovviamente ognuno sarà libero di portare il materiale che vuole, questa è la nostra stima per uno scalatore medio.

Cosa serve? Tanta voglia di scalare e divertirsi, due corde da 60 metri, 12 rinvii e una serie di friend fino al 3 BD .La via è attrezzata a spit, ma occorre integrare dove le fessure sono evidenti e facili da proteggere.

Cosa manca? I cioccolatini alle soste e la macchina del caffè, ce ne scusiamo ma spero non sia un deterrente per non andare una buona volta a scalare a Noaschetta!

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Se volete saperne di più questo è il racconto:

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Falesia della GRAN ROTSA (Val Clarea) nuovi tiri

DSC00883Falesia della GRAN ROTSA (Val Clarea)
(Aggiornamento al 07/07/16)

La Gran Rotsa, in auge alla fine degli anni 80', ebbe, negli anni successivi, un progressivo calo di frequentazione che la portarono in breve tempo al totale decadimento. Molti arrampicatori, non più giovani, che attualmente la frequentano, ne ignorano la precedente esistenza.
Nel 2005, grazie ad un grosso lavoro di recupero (ved. presentazione della falesia sul sito www.altox.it) , è tornata ad essere frequentata grazie all'ottima attrezzatura delle sue vie. Roccia bella, avvicinamento in piano breve e suggestivo e difficoltà mediamente facili sono il mix di fattori che hanno portato alla scoperta-riscoperta di questo gradevole sito.
In alcuni settori di questa falesia sono stati recentemente attrezzati tredici nuovi monotiri, alcuni dei quali hanno richiesto un notevole lavoro di pulizia. Volendo valutare il risultato di queste fatiche sulla base delle ripetizioni di queste nuove vie da parte dei frequentatori, non si può che stilare un bilancio più che positivo. Anche i tiri più corti, nell'ambito delle loro difficoltà e tipologia, risultano essere interessanti. Alcuni di questi tiri hanno contribuito ad elevare, anche se di poco, il livello di difficoltà della falesia.
"I CONTI TORNANO" e "IL CONTE" sono tiri attrezzati in settori non riportati sui siti e sulle guide che descrivono attualmente la falesia in quanto privi di vie. A questi settori è stato assegnato rispettivamente la denominazione di "Primo settore" e "Settore Vecchio 8a".

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