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Storie 'in quota' d'altri tempi...

StelleAlpineAbbiamo conosciuto Maria Grazia Laetsch a fine Agosto. Ci troviamo a Ceresole Reale, la nostra attenzione è catturata da una baita in pietra decorata con fiori e cataste di legna di larice ordinate in modo certosino con stile austriaco. La curiosità è così forte da spingerci a chiedere una visita. Siamo accolti con enorme piacere ed orgoglio, una stufa nell’angolo della cucina riscalda l’ambiente mentre inizia una lunga chiacchierata.

Maria Grazia e sua sorella Cesarina si rifugiano qui dalle calde e afose giornate della pianura, circondate da intensi ricordi di famiglia. Maria Grazia, classe 1944, ama la montagna fin da bambina, una passione di famiglia che condivide con noi raccontandoci di suo zio Antonio Vernetti detto Tunin, classe 1909. Maria Grazia ci porge un diario dove Tunin narra le sue numerose ascensioni che si svolgono sia nelle prealpi canavesane e sia nel cuore del Gran Paradiso. Siamo tra gli anni 1925 e 1949. Vere e proprie infinite cavalcate da una cima all’altra, in ogni stagione dell’anno, dove le partenze avvengono all’imbocco della Valle Orco, i riposi si fanno dove capita o nelle baite abitate dai “margari”, i dislivelli e le tabelle di marcia fanno impallidire. Tunin condivide molte delle sue salite con la signorina “Pepi” (Giuseppina Laetsch) alternandosi alla testa della cordata. Pepi successivamente diventerà sua moglie. Sono entrambi alpinisti e scialpinisti e sostenitori esemplari dell'alpinismo senza guide. I racconti di questo diario comunicano passione e gioia dove pioggia, temporali, nebbia e nevicate diventano allegro sfondo alla rumorosa comitiva. Un alpinismo tutt’ora d’alto livello praticato da affollati gruppi di persone spesso sotto la forma di gite sociali. Le donne protagoniste di queste ascensioni dimostrano passione, coraggio e determinazione pari ai colleghi uomini.CimaMares1926

La lettura del diario è appassionante e sorge il sospetto di poter trovare qualcosa di veramente esclusivo prima della sua conclusione. Ecco il sospetto diventare certezza: in cima al Gran Paradiso il gruppo di Tunin incontra Giusto Gervasutti, era l’Agosto del 1941.

Quando leggiamo delle imprese di Giusto Gervasutti e dei suoi contemporanei siamo sorpresi dai lunghissimi avvicinamenti e il mondo dell’alta quota sembra disabitato. Da questi racconti invece traspare un gran movimento e l’abitudine a percorrere lunghi itinerari in traversata nei ridottissimi tempi dei fine settimana quando per la maggioranza il sabato era un giorno lavorativo. L’auto, le strade e le attrezzature moderne sembrano aver fatto dimenticare libertà ed avventura dei nostri nonni e bisnonni. Suggeriamo di provare a seguire sulla cartina della Valle Orco l’ascensione alla normale del Gran Paradiso del 1934 e poi confrontarla con il percorso attuale. Quale direttore di un corso d’alpinismo potrebbe proporre una di queste salite senza rischiare il linciaggio?

Laura Frola e Mauro Raymondi

Tunin e Pepi agli inizi:

(La sigla C.A.C. sta per "Club Alpino Cuorgnetese")

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 Una delle ascensioni al Gran Paradiso:

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Non era raro fare incontri speciali...

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