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TRAD IS RAD!

Corso monotematico nel vallone di Sea.

Attraversando i paesini fermi nel tempo delle valli di Lanzo, vediamo da lontano il cielo minaccioso. “Dite amici ed entrate”: le porte del vallone di Sea si aprono a tutti coloro che lo rispettano. Silenziosi e affascinati gli allievi ripetono: “è bellissimo qui!”, qualcuno con un accento esotico e genovese.
In concomitanza al raduno di Sea “Val FOTO 7Grande in Verticale” del 8-9 settembre, la Gerva organizza un week end trad.
Perché un corso monotematico di questo tipo? Le motivazioni sono diverse: questo tipo di scalata che segue linee e fratture naturali della roccia, dove - oltre al grado – si deve padroneggiare il posizionamento delle protezioni, è un’esperienza bellissima ma che non consente errori. Le protezioni che vengono piazzate dal primo di cordata devono essere “a prova di bomba”, e a volte non è così facile proteggersi in modo efficace dove mancano delle fessure nette.
È una scalata spesso meno fisica e più psicologica e lenta, che si svolge su pareti poste in luoghi meravigliosi: si pensi solo alla valle Orco o alla val di Mello oppure, come nel nostro caso, nel vallone di Sea che si insinua per chilometri nel cuore delle valli di Lanzo, sorretto a destra e sinistra da imponenti pareti di ottimo granito.
L’arrampicata trad è una scalata molto in sintonia con l’ambiente in cui si svolge, più lenta e riflessiva. Gli avvicinamenti sono a volte impervi, risalgono lunghe pietraie con solo sparuti ometti di pietra ad indicare il cammino. Anche gli zaini, più pesanti che in falesia, gravati da friend e nut, non consentono avvicinamenti di corsa e obbligano il corpo ad adattarsi alla situazione ambientale, il tutto in un’armonia faticosa ma che consente un’immersione completa nella natura selvaggia che ci circonda.
Il corso non ha avuto certo la pretesa di formare da subito provetti scalatori trad: è un inizio, per chi avrà voglia di continuare in questa attività. Gli istruttori della scuola Gervasutti hanno insegnato le basi tecniche per potersi muovere in relativa sicurezza in questo tipo di scalata. La nostra speranza è di aver buttato un seme, e di aver stimolato la curiosità e la voglia, da parte dei nostri allievi di mettersi in gioco in sicurezza senza correre rischi inutili, sempre presenti nella scalata trad se non si è adeguatamente preparati.

Giorno 1: ci dirigiamo verso le Specchio di Iside. Prima di iniziare, Sergio racconta la storia del vallone.

Siamo tutti legati a questo posto e la decisione di fare il corso qui non è casuale: “non tutti i mali vengono per nuocere”, perché il progetto di costruire una strada in mezzo ad un vallone selvaggio come pochi, ha risvegliato locals e climbers che si sono uniti per difenderlo. Il messaggio che vogliamo trasmettere è fatto di principi e di ideali. La passione che ci unisce - allievi e istruttori tutti - è fatta di rispetto per la natura e la montagna: siamo tutti alla ricerca dell’avventura e dell’ignoto, sempre più difficili da trovare, e difendere questi territori è un nostro dovere nei confronti delle bellezze del mondo.
Ci dividiamo in tre postazioni: Postazione 1:  Ugo insegna a piantare e togliere chiodi, perché il trad ha una storia antica e i suoi aneddoti raccontati qua e là rallegrano la compagnia.
Postazione 2: Mauro mostra come costruire le soste quando si utilizzano protezioni mobili e l’occasione è quella giusta per far vedere anche gli ultimi aggiornamenti proposti dal CAI.
Postazione 3:  si scala! Claudio e Sergio mettono su la corda sul primo tiro del Diedro di Gollum e di Re Azul vs 2017. Gli allievi, già tutti avvezzi alla scalata, si mettono alla prova e mentre salgono, da primi o da secondi, hanno il compito di concentrarsi sull’uso di friend e nut, sul loro posizionamento. Nessuno è interessato al grado - d’altronde sono “solo” 6a+ - ma l’obiettivo è di trovare la giusta familiarità con il mezzo.

FOTO 10Giorno 2: mettiamo in pratica le conoscenze, perché ci piace insegnare ma quando c’è da scalare non ci tiriamo indietro: Super Controles, Sorgente Primaverile, Sogno di Sea, Onde Verticali vengono assaporate fino all’ultimo tiro. Le pareti sono tutte per noi e i boulderisti diventano dei puntini sempre più indistinguibili.
Il restyling dei fratelli Enrico ha permesso una rinascita di questo luogo senza finire in un progetto di commercializzazione, perché le vie rimangono esigenti e non per tutti.
Come scuola abbiamo voluto essere vicini alla loro iniziativa e alla difesa del vallone caro a tutti noi e proporre questo corso ci è sembrato il modo migliore per farlo.
Per la Gervasutti stessa, il weekend rappresenta l’innovazione verso cui siamo sempre diretti, unito alla passione che vogliamo trasmettere.
L’obiettivo del corso è stato raggiunto, lo capiamo quando gli allievi ci dicono “magari torno a farla con il mio amico”, mentre, con la birra in mano, condividiamo la nostra giornata e aspettiamo ansiosi la premiazione organizzata per l’evento.
Un grazie speciale ai 14 allievi partecipanti: Giovanni Pessiva, Filippo Palmesino, Daniele Cimiero, Giulia Musso, Alberto Gamba, Chiara Curta, Davide Ronchetto, Bruno Moretto, Pierpaolo Tagliola, Luca Sedici, Cristian Di Maio, Lorenzo Amparore, Giovanni Visconti, Umberto Brero.

Martina Mastria

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