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Tesi: 4 vie in 5 giorni

Come per un percorso universitario, Simone Lombardi ci rende partecipiti dei suoi obiettivi raggiunti dopo aver frequentato il corso avanzato di alpinismo della Gervasutti...

Dedico il mio percorso in montagna ai miei amici scomparsi: Jairo, Antonio e Fabrizio.

Simone

4 Routes In 5 Days Pt. 1 - Dent Du Géant, Aiguilles Marbrées

4 Routes In 5 Days Pt. 2 - Pic Adolphe Rey, Pointe Lachenal

 

Sono riuscito in una piccola impresa, ovvero "concatenare" 4 vie in 5 giorni, (siamo dovuti stare in tenda 1 giorno per maltempo).

• Dente del Gigante, via Normale, AD
• Aiguilles Marbrées, traversata Est-Sud, PD
• Pic Adolphe Rey, Via Salluard, TD-
• Pointe Lachenal, Via contamine, ED-

 

 Colle Perduto - Levannetta

IMG 2826Simone Lombardi, il londinese d'adozione, ci racconta la seconda giornata del corso di alpinismo avanzato con un piccolo racconto...

Colle Perduto 3290m - Levannetta 3439m

La sveglia suona alle 3 di mattina interrompendo bruscamente le 5 ore di sonno scarse che, dopo una giornata intera ad incastrare mani e piedi nelle fessure di granito della valle Orco, a me sembrano non più di 5 minuti. La colazione è abbondante e ci lanciamo sulle crostate e le torte preparate dal gestore come un branco di lupi in “feeding frenzy”...


IMG 2809Dopo un piccolo spostamento in macchina, attacchiamo il sentiero nel bosco alle 4 di una limpida notte stellata; Venere brilla ancora ad est e la luna illumina il sentiero come fosse un enorme pila frontale. La fila di lucine si snoda tra gli alberi, il silenzio è rotto solamente dal rumore degli scarponi e dal frequente invito di Rinaldo ad attaccare un canto alpino (cosa che ovviamente nessuno fa per mancanza di fiato!). Il ritmo è sostenuto e comincio a sudare sotto gli strati chiaramente troppo spessi per quella quota… “Cominciamo bene, sto già grondando…” Alla fine del bosco, entriamo nel vallone d’ingresso al Colle Perduto proprio mentre il blu scuro della notte lascia posto a una splendida alba rosa, arancione e dorata. La Levanna Orientale si accende con i colori di un falò e la luna che tramonta dietro la cresta aggiunge un dettaglio extraterrestre allo scenario già di per se soprannaturale. Ci prepariamo per la sfacchinata, ramponi ai piedi, piccozza classica e una forte sensazione che sarà pressoché inevitabile farsi un gran bel culo.

Il pendio è gentile e la neve portante brilla come un tappeto di diamanti. L’entusiasmo di essere in montagna finalmente ci sveglia e cominciamo a salire il canale vero e proprio. “Il dislivello in un modo o nell’altro bisogna farlo, è ora di cambiare marcia!” Aumento il passo e supero l’istruttore e l’allievo con cui ero partito, forse un po’ troppo ottimista nei confronti del mio fiato. Il manto nevoso incomincia a mollare man mano che saliamo e mi ritrovo quindi a battere traccia dietro Rinaldo. Senza accorgermene, il mio battito cardiaco schizza fuori giri e mi tuffo di testa nella zona anaerobica, bruciando tutti gli zuccheri della colazione in pochi minuti. Immancabilmente sbatto contro il muro e rallento bruscamente, il “peloton” mi raggiunge in fretta e passo dalle stelle alle stalle nel giro di qualche metro. Rinaldo mi sfotte (giustamente!) mentre ansimo col cuore in bocca. Il canale s’impenna negli ultimi metri e i miei polpacci maledicono la decisione di sprintare come un matto all’inizio della gita.

Arrivati al colle, ci accoglie una splendida vista sul lato francese e, dopo aver ripreso fiato, partiamo in tre diretti alla cima della Levannetta. Attacchiamo la cresta Sud, Sud-Est, dove il terreno misto è sicuramente più divertente del canale di neve; distratti dall’arrampicata guadagniamo quota in fretta, superando tratti facili ma molto esposti e improteggibili.

IMG 2821

Sorpassiamo il gendarme che difende la vetta con un traverso delicato sopra un salto nel vuoto di 100 m e raggiungiamo la base della cima attraverso un buco nella roccia: che scorcio pazzesco! La piattaforma sommitale è un posto degno di un dipinto di Salvador Dalì:la cima vera e propria sembra un castello di carte di granito appoggiate l’una all’altra; ci chiediamo come facciano a stare in piedi e soprattutto se reggeranno il nostro peso. Nel frattempo ci raggiunge Tachi, il quale sarebbe più che soddisfatto dall’aver raggiunto il blocco sommitale. Massimo invece, da buon alpinista classico, vuole mettere i piedi sul punto più alto e abbraccia la torretta di granito in libera per portarci in vetta. Un paio di acrobazie e siamo tutti in cima a stringerci la mano. La vista è mozzafiato: l’intero arco alpino occidentale, il Gran Paradiso, il Rosa, il Bianco, la Barre des Écrins. Per un attimo, mi illudo di poter stare seduto li per sempre a guardare le cime innevate... “Forza ragazzi, è ora di scendere!”.

Simone Lombardi, nel 2013, ci raggiungeva in aereo da Londra per frequentare il nostro Corso di Alpinismo ...
ora ci racconta con un video adrenalinico la sua prima via in alta montagna e con una relazione emozionante il suo bivacco all'addiaccio sulla parete Nord della Tour Ronde.


Alps-Aug Sep2013-32

30/08/13 Via Ottoz-Grivel-Croux, Cresta Est - Pyramide du Tacul (D, 4+) - Mont Blanc

 

PRISONER OF MADAM TOUR RONDE

02/09/13 Parete Nord, Tour Ronde (D) - Mont Blanc 

Courmayeur is a bizzarre place: within the space of 2 hours you can go from alpine glacial hell to Michelin star steak and a glass of fine Italian wine.

Our Sunday was the latter. Recharged from a night of proper sleep, we spent the day sorting out our gear and discussing our next objective. Mark suggested Aiguille de Rochefort, a classic 4000m snow ascent but I couldn’t stop thinking about the North Face of Tour Ronde, a route that had already rejected me once in 2011.

For the previous two days her white dressed silhouette had been luring us..

Walking up and down the glacier we kept staring back, a beautiful straight line up a snow field, then a narrow ice a second snow field leading to the top.. a prestigious alpinist dream!

Alps-Aug Sep2013-7“But beware Simone, it’s one way only.. if you start, you have to finish..”. Geared up for ice and snow we took the cable car and slept at the Torino Hut, ordering a 6am wake up call, destination the North Face of Tour Ronde.


In the morning, a quick look from the distance confirmed that she was not going to give up her prize easily. Mark, more experienced on this type of terrain, started to lead, making slow but constant progress up the first section.

The conditions were icy so we had to protect the whole climb and couldn’t move together, so we arrived at the crux an hour and a half late. Mark was exhausted after nailing 4 pitches and asked me to lead on.. a very fast learning curve I can tell you!


Kick! Punch! Kick! Punch!

Axes and crampons biting into the ice, Mark led the pitch of his life up the steep section, then we had to alternate as he physically couldn’t do all the work. The guide book said 400m but we counted 14 pitches x 50m ropes=700m of never ending ice and towers of rock, in the constant repulsive shade of the North Face.P1030934


We topped out at 18:30pm and, after a scream of joy, we quickly realized we were only half way.. Tour Ronde was about to present a very expensive bill.
With 2 hours of light left, we rushed down to find the descent route, but this proved tricky and we lost quite a lot of time overcoming the last difficulties. We got to the shoulder and saw a stone man: I walked few meters down and found an abseil point: “Quick Mark! Let’s throw the ropes this way!”.
itinerario

When we landed 50m down on a tiny terrace, we realized we had wrongly entered the winter descent route, an inferno of rock fall and debris during the summer (literally the butthole of the mountain)..

Within the space of 2 minutes night fell upon us as if someone had flicked a switch, we couldn’t go up nor down, we struggled even see each other..  

After opening her legs and letting us in, Madam Tour Ronde had trapped us on her curvy sides!

GOPR0102

 

 


Simone: “I’ll Call the hut!”.
Mountain Rescue Service: “It’s too dark, the helicopter can’t fly, stay put, we’ll call you in the morning..”.
Marky: “We’re fucked!”.


-3 degrees, no bivouac equipment, no water, half salami, completely shagged sitting on a stone ledge at 3700m.. What a situation!


We kept it together, secured ourselves to the ropes against a tall boulder and got ready for the longest night of our lives.. We hugged each other like two lovers on their first dates, shivering non-stop in our tiny emergency blanket.

Hours passed slowly, the twinkling Milky Way and lots of falling stars looked down at us with pity. We greeted the first rays of light like our best present ever, Marky was exhausted after his monumental effort so I took initiative and climbed up the rope back to the col.


Voices.. a mountain guide with his clients..

“We’re in trouble!”..

“Can you come here?”

Water! Food! The descent route! We’re safe!


To the question “Why did you do it?” I could answer with Mallory’s strapline “Because it’s there” or Hillary’s “It’s not the mountains we conquer, but ourselves”.


Instead, I’ll scream: Rock n’ fucking roll Marky! We got Tour Ronde!

Simone Lombradi

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