Bullismo alpino
Parete del Serrù, Valle Orco
Mia nonna diceva che chi ha buon senso lo deve mettere. Claudio ed io, che sommiamo 140 anni in due questo saggio lo abbiamo fatto nostro. Mai saremmo tornati su questa vicenda, l’aspetto in sé ci importa assai poco o nulla, molto più grave è il risvolto umano che ci ha profondamente amareggiato.
Ad un anno dall’accaduto in questione, che per noi poteva finire nel momento in cui era nato, ci troviamo costretti dagli eventi e dai continui attacchi via web e anche personali, a raccontare cosa è effettivamente successo. Noi non siamo sui social, non abbiamo voce, non abbiamo followers pronti a mettere like a qualsiasi balla, non siamo professionisti alla ricerca disperata di un pezzo di cielo, non ne abbiamo neanche bisogno, vediamo ancora le cose nel modo reale, dove, semmai, i followers, sono i silenziosi ripetitori delle nostre vie.

2023 Indicando la prima via alla parete del Lago Serrù
Da alcuni anni Claudio ed io ci dedichiamo insieme a progetti diversi, alcuni in Valle Orco, ci guardiamo bene dall’andare ad aggiungere linee su pareti storiche come Caporal o Sergent …cerchiamo pareti nuove o assolutamente dimenticate.
Nel caso di Noasca Diamond si trattava di fare una via entry level, adatta anche ai più timorosi, la parete sopra la piazza di Noasca, praticamente non c’era, l’abbiamo creata unendo pezzi di roccia e levando erba e con la spazzola. Quanto alle Noasca Towers, le prime due in basso avevano avuto in parte una lontanissima storia dimenticata, che abbiamo contribuito a ricostruire, nel rispetto di chi ci aveva preceduti. La elitaria falesia del Piccolo Half Dome, prevalentemente Trad, ha accolto l’Eagle Team, incontrando il consenso di scalatori come Matteo della Bordella e Nicola Tondini.
Ora, rispetto a un tempo, scalare in estate in Valle Orco è diventato un problema, il cambiamento climatico porta un caldo opprimente e da tempo, penso, che l’unica soluzione sia trovare pareti in quota di non difficile accesso.
Grazie alle camminate a cui mi sottopone mia moglie, ne ho individuate alcune, ma quella che più mi incuriosiva era la bastionata sopra al lago Serrù, sovrastata da una grande placca. Era il posto ideale, parete completamente vergine, a circa 2500 metri, lontano da qualsiasi diatriba, accesso semplice, nessuno ne ha mai parlato o accennato, ambiente magnifico. Le caratteristiche che ricerchiamo per vivere tranquilli le nostre avventure.
Faccio alcune foto e traccio sulla carta sei linee possibili, vicino c’è il Rifugio Pian Ballotta e penso che potrebbe essere un’ottima base per una piccola scuola di arrampicata con le vie a due passi dal rifugio. Per di più in primavera si possono abbinare camminate su neve ripida sugli ex ghiacciai soprastanti.
Un mix ottimo, roccia e neve, economico per le piccole scuole di alpinismo che non è che possono andare tutte sul Monte Bianco. Abbiamo anche un po’ questa visione, di fare qualcosa per la comunità degli alpinisti e della Valle, avendo ricevuto tanto e mettere al servizio un po’ della nostra esperienza.
Appena aprono la strada nel 2023 ci mettiamo al lavoro, l’accesso più facile alla placca finale è per diedri un po’ erbosi e un po’ rotti, iniziamo a mettere le soste . Una attenta disamina della parete mette in evidenza una grande quantità di roccia in bilico, alcuni veri e propri menhir come nei cartoni animati di Beep Beep e il Coyote. Molti, troppi coetanei sono sotto terra per molto meno, decidiamo dunque a nostra salvaguardia di disgaggiare la parete dall’alto, un lavoro lungo e pericoloso che conferma la nostra scelta prudente, che però da i suoi frutti, perché il risultato sono due bellissime linee “Ca va sans dire” e “Route 66”.
La via di sinistra che ora ha un tracciato diverso, “Ca va sans dire”, passava sotto la placca e poi saliva al centro, la sosta sommitale in cima, oltre che quelle sottostanti erano già presenti! Non vi era bisogno di spit in basso, se non un’altra sosta e poi chiodare la placca.
Torniamo nell’estate del 2024, che noi fossimo al lavoro su quella parete non era un segreto e tanti curiosi e local ci chiedevano news, abbiamo anche incontrato comitive CAI che conoscevano Claudio, impossibile non notare il nostro andirivieni e le tracce con soste nuove del nostro lavoro.
Durante una delle uscite non crediamo ai nostri occhi, sulla placca finale vediamo piastrine con fittoni che spuntano anche di 8/10 cm(!!) …e una sosta con maillon non collegata. La nostra sosta è poco sopra, come siano stati messi non si sa, Claudio si lascia scappare “chi ha fatto questa porcheria? Non un professionista!”. Arrivare fin sotto la placca se si segue le linee più facili è banale e chi ha voluto mettere quei fittoni evidentemente aveva fretta di accaparrarsi la splendida placca, e non si era neanche procurato il materiale. La parte bassa della via non aveva spit, c’erano le nostre soste nel diedro più facile, ne sarebbe bastata una in più nel traverso.
Il primo istinto è stato quello di rimuovere quei fittoni, ma non è nella nostra natura, noi abbiamo vite piene e normali, la nostra attività è dilettantistica ed è basata sul divertimento, non certo sulla competizione. Pensiamo che gli anni a volte passano invano e queste azioni sappiano di una mentalità vecchia, chiusa, di sparate da Bar, la valle Orco è stata funestata da episodi di rivalità, polemiche, pirataggi, chiodi messi e tolti ancora recentemente come su Serendipity al Sergent. Per stare alla larga da tutto ciò, scegliamo pareti mai scalate e fuori mano per poter realizzare con i nostri tempi le nostre vie, ma non è bastato.. Comunque, a malincuore decidiamo di abbandonare quel progetto che poi di nuovo aveva solo i fittoni finali, e di spostare tutta la via più a sinistra.
Capitolo due: il caso vuole che successivamente ci si incontri in parete, e mai avrei voluto vedere quello che ho visto. La cordata pirata era capitanata da un amico, da una persona che conosco da sempre, con cui ho scalato, e con cui c’è un forte legame con suo padre, assai prima che lui nascesse. Suo padre, negli anni ’70 era il mio Prof di Ginnastica al liceo e si diede alla montagna anche grazie al fatto che mi vedeva sempre abbronzato, in primavera, quando andavo in giro per l’Europa a fare gare di sci alpinismo. Ogni tanto mi chiama ancora ed è carinissimo con me, e mi dichiara sempre il suo legame e la sua riconoscenza, anche dopo tanti anni. Lui ha gestito per tanti anni il Rifugio Città di Chivasso, a due passi in linea d’aria da questa parete! Della via non mi importava più nulla, ma era come aver invitato un amico in casa e scoprire che ti manca l’argenteria. Non è il danno materiale che fa male!
Sorpresi, i due non si aspettavano di incontrarci, sempre mia nonna, diceva, che il diavolo fa le pentole e non i coperchi.
Rimango senza parole nel vedere che il primo di cordata sale sul facile dei diedri erbosi, zigzagando e il secondo armato di trapano, tranquillamente appeso tirava dritto mettendo spit sui muri evitati e difficili da chiodare dal basso, documentarlo con una foto è un attimo. Il risultato è la comparsa, sin dal primo tiro degli spit su una linea molto più diretta. Noi non sindachiamo sulle modalità di apertura, ognuno se la canta e se la suona, ma questa sinceramente non l’avevo ancora vista.
Arrivati alla base, tutti e quattro, il mio socio Claudio ha un comprensibile momento di sfogo e dice, non con acrimonia, ecco chi ci ha fregato la via!
Come tutti i bambini presi con le mani nella marmellata la reazione è scomposta, ci dicono che la montagna è di tutti, che hanno visto le soste ma non sapevano di chi fossero (Sic!), che sono venuti li per caso! E no forse questo è troppo, che per 20 anni passi davanti alla parete di fronte al rifugio di tuo padre e proprio quando andiamo noi te ne accorgi, te ne freghi delle soste nuove presenti ( basterebbe chiedere non siamo una comunità numerosa) insomma neanche il più compiacente degli amici avrebbe potuto credergli. E la rabbia con cui lo diceva confermava che neanche lui credeva che potesse reggere il castello di balle che ci propinava.
Io, forse, per non farmi troppo male, ho pensato che tutti quanti nella vita qualche grande cazzata l’abbiamo fatta, non sempre armati di buone intenzioni. La vanagloria, la gelosia sono consigliere che ci portano a fare azioni di cui ci vergogniamo, e non abbiamo il coraggio di ammetterlo.
Da ragazzo ricordo che mi vedevo con una fidanzata, dopo un po’ la vedevo un po’ spenta e mi accorsi che prima di venire da me vedeva un altro. Non sono mai stato geloso, ma quando sono passato sotto casa del mio rivale e ho visto la fiammante Honda Four con cui scarrozzava la mia ragazza, ho preso il coltellino e gli ho tagliato il tubo della benzina, una cazzata…. mi avesse beccato, avrei inveito e trovato chissà quale scusa…. Difficilmente avrei ammesso la mia colpa.
Non mi aspetto un passo indietro, chiedo al mio amico, che ancora consideravo tale, almeno di non pubblicare la via perché noi stiamo lavorando e buttiamo giù pietre. Poi, pubblicare una nuova parete che non hai scoperto tu, dargli un nome sarebbe molto scorretto, ora tutto era chiaro, non ci si poteva appellare più all’ingenuo al non sapevo.
Per me e per Claudio pur amareggiati dalla scoperta sarebbe finito tutto li. Ma qui interviene la febbre da social, la voglia matta di pubblicare la via nonostante tutto, e ovviamente, senza alcuna consultazione viene anche dato il nome alla parete! I festanti followers nel mondo virtuale hanno sommerso di like il loro leader, fiero della preda ancora calda. Come dice Barbara Gallavotti, una divulgatrice scientifica sul web, sui Social “Non ci interessano le cose vere, ma accettiamo passivamente quello che ci da conferma di quello che pensiamo e ci fa stare bene”. E sul web, sui Social, chi ha voce e followers può raccontare quello che vuole, la verità è un dettaglio che non interessa a nessuno, tu dai un like a me io lo do a te!.
Capisco i ragazzini che si sentono bullizzati sul web e se reagisci alle balle sul web è ancora peggio, spuntano haters e non si finisce più.
Sta di fatto che qualcuno, attirato da tanta enfasi, è venuto sotto la parete per scalare la via… e al nostro avvertimento che tiravamo giù pietre si è pure risentito.
Per più di un anno ci siamo imposti il silenzio, ma non è bastato, mancati saluti, dichiarazioni di rancore esplicite, e poi, ultimamente, anche un post su Gulliver sulla via della Perla fatto da uno degli apritori, che riesce in un solo colpo a presentarsi (Noblesse Oblige).
Vuoi non darti il voto da solo e può essere meno di un 5! Il voto massimo, ovviamente. Seguito da altri post di una claque che ridà altri 5! Inizialmente avevano dato 3…il vizio di darsi il voto da soli è consolidato e cosa abbia portato in un anno al 5 è un mistero, come il vino in botte. Come se non bastasse nella sua gita di Gulliver ci propina una attacco personale, perché, secondo lui la nostra uscita di Route 66 che si svolge a destra da fastidio! Ovviamente c’era prima della loro, ma con il casino che hanno creato abbiamo dovuto aggiungere degli spit per non confondersi. Accusandoci nel post di chiodare dall’alto . Era quello che era appeso da secondo che metteva gli spit dritto sulle placche!
Insomma un post su Gulliver che la dice lunga su quale sia la credibilità di chi lo scrive. E si intende tutto il resto della vicenda.
Per esperienza, darsi i voti superlativi da soli è come farlo a scuola, non è che ti promuovono. Solo il tempo che è galantuomo dirà quali vie rimarranno e diventeranno classiche, pomparle ha breve durata, se poi, si staccano i pezzi o non sono così esaltanti diventa un boomerang.
La ciliegina poi è dichiarare uno stile di apertura “Nel perfetto stile della Valle dell’Orco” dal basso, by fair means, insomma, senza vergogna, sul web tutto è possibile un like non si rifiuta nessuno, se è una balla chissenefrega.
Più che come apri una via dovrebbe contare la sincerità, noi non abbiamo problemi a dichiarare che le due vie a ds e sin, per non rischiare di tirarci frigoriferi addosso, le abbiamo pulite dall’alto. Non dobbiamo rendere conto a nessuno. La nostra storia non ne viene intaccata.
Per noi, la questione era già chiusa un anno fa, su quella via resterà per sempre una macchia, ma non siamo assolutamente intenzionati a tornarci sopra, ognuno proseguirà con la sua credibilità.
Il nostro progetto va avanti, speriamo in serenità, con nuove vie, con i nostri tempi, nel rispetto dei ripetitori, per cui se la via non risponde alla qualità che vogliamo si attende, si pulisce meglio, si liberano bene i tiri ecc. non abbiamo followers da nutrire .
Di vie lanciate come la “Via che mancava” e cadute nel dimenticatoio è piena la Valle, con spreco di roccia e una lebbra di spit abbandonati ovunque. Non vorremmo aggiungerne altre.
Andrea Giorda
Claudio Battezzati

2023 pronti per la Parete del Lago Serrù

2023 Andando all'attacco della Parete








