Un Bianco Accecante
Moderne Zeiten | Tempi Moderni – Parete Sud della Marmolada
Al variare dell’inclinazione dei raggi del sole, le candide placche della parte sud della Marmolada variano tonalità, ma l’effetto che provocano agli occhi è sempre di accecamento, dovuto alla loro enormità e compattezza. Sarà sicuramente il ricordo che più rimarrà con me di questa salita, un oceano bianco e placido, una infinita e immacolata muraglia costellata di minuscoli punti, i famosi buchetti che permettono la progressione.

Al contrario, il buio più pesto della notte trascorsa in cengia riporta alla dicotomia dello Yin e dello Yang. La calma ed il movimento, la notte ed il giorno. Una notte buia trascorsa sospesi, spalla a spalla con Chiara a risposare in un piccolo spiazzo ricavato tra le rocce, a pochi centimetri dal baratro, nella maniera più primitiva e spartana. Nessun comfort, nessuna rete telefonica, alleviando il freddo con la vicinanza. Una notte illuminata dai fulmini, fortunatamente abbastanza lontani da non preoccupare. I piedi nello zaino, un sacco da bivacco ed una notte stellata. Nessun rumore dal fondovalle.

Si scala lungamente, si traversa, si sale, a volte si scende. La via Moderne Zeiten, Tempi Moderni, mi porta a pensare che sia l’ultima delle classiche, la prima delle moderne. Un tracciato a volte faticoso, per districarsi senza bucare la roccia in un dedalo di strapiombi impossibili e placche lisce, ma anche un percorso che cerca il bello, la roccia migliore e la scalata più estetica.

Un enorme impegno mentale e fisico, oltre che tecnico, arrivare in cima percorrendone ogni metro. Un’alienazione che perdura due giorni, in cui l’unico pensiero è la conservazione della cordata, e l’avanzare. Conservare ciò che si ha, ma progredire, andare avanti in modo determinato, veloce e sicuro.
La notte porta un buon sonno, nonostante tutto, tornare a toccare la roccia diventa sempre più naturale, dopo un difficile primo impatto. Le belle placche centrali saranno una gioia da scalare, tanto quanto saranno impegnative le ultime lunghezze, con ancora traversi, strapiombi, pochi chiodi e tanti dubbi.

Lascerò un chiodo, il mio chiodo più amato rimarrà in una delle ultime soste, in segno di rispetto per questa via, per questa parete candida. Rimarrà lì a contemplare i passanti ed il fluire del tempo, l’arrivo del sole ed il propagarsi delle tenebre. Con lui un po’di me, lì dove tutto è enorme, dove ogni cosa e ogni percezione sono smisurate, dove il bianco è accecante.
Filippo Ghilardini – INA Scuola Gervasutti




































