
Adelante Pedro, adelante!
Sono inchiodato da un quarto d’ora alla seconda protezione e non riesco a raggiungere il terzo chiodo o spit (è talmente lontano che neanche vedo cosa abbiano piazzato!).
Vero che gli spit, in Val di Mello, li mettono con la fionda (così ha continuato a dirmi la compagna dell’epoca nella settimana in valle) ma qui si esagera!!!
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Dietro di me è arrivata alla sosta anche l’amica portoghese conosciuta al Centro Montagna in Val Masino, una copia perfetta di Patty Smith che arrampica sul 7c con disinvoltura e che al mio terzo rientro da gambero mi urla “adelante Pedro, adelante, che està oscurando!!!”
Racconto questa storia al mio “tessoro”, alias Silvia, perché i nomi non me li ricordo mai nei corsi e quindi li battezzo con “tessoro” se femmine e “ciccio” se maschi, perché riuscire a ricordarsi tutti i nomi degli allievi mi è impossibile.
Così mentre saliamo i tiri della cascata Chandelle de Levure, ce la ridiamo tranquilli e continuiamo a incitarci a vicenda con l’esortazione “adelante Pedro, adelante!
Ogni tanto intono qualche canzone anni 70 (che il mio “tessoro” manco sa che esistono!!!...visto che ha 30 anni!!!) ma la contagio visto che si mette a canticchiare anche lei.
Speriamo che questa “frivolezza” non sia mal giudicata da chi ci sente, perché nulla togliamo alla sicurezza e all’attenzione della salita, semplicemente viviamo il momento!
Siamo a Cogne nell’ultimo fine settimana del corso cascate di ghiaccio, ripreso dopo un anno di pausa e dopo che, con convinzione e determinazione, molti istruttori lo avevano richiesto a gran voce.
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Non è stata una cattiva scelta, il corso è andato bene e gli allievi – un complimento va anche a loro per la passione e l’impegno che ci hanno messo – sono stati veramente bravi a seguirci nelle nostre proposte.
Il corso è stato affidato alla guida di Giampiero Bertotti e non poteva essere diversamente, vista l’esperienza e la passione verso il ghiaccio che ha sempre dimostrato, con salite (lo abbiamo visto nella serata dedicata a Massimo Piras) che hanno dell’incredibile per difficoltà e bellezza. Al suo fianco la Vale (Valentina Saggese) che ha condiviso questa passione per la “giassa di coppia” e ha tutti i numeri per stare al passo con il maestro, visto il curriculum di salite veramente invidiabile.
Partiamo per la prima uscita con un viaggio eterno verso il passo del Sempione, dove però troviamo una falesia tutta per noi. Oddio qualcuno era già sul posto, ma quando hanno visto arrivare un plotone di picche e ramponi, hanno scelto di colonizzare solo una parte della falesia, lasciandoci tutto il resto.
Devo dire che in tempi in cui si legge, sui social, di litigate furibonde e di masse informi alla base delle cascate che attendono ore prima di partire, ci siamo trovati in una situazione e in contesto dove tutti abbiamo collaborato e non ci siamo mai dati fastidio, anzi ci siamo scambiati i tiri e ci siamo divertiti, come un unico gruppo con il solo scopo di fare giaccio in tranquillità.
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Seconda uscita in Val Varaita, in contemporanea con il raduno dell’Agnellotreffen, una numerosa banda di simpatici e “astemi” motociclisti che con ogni mezzo possibile, a due e tre ruote, invade la Val Varaita per un paio di serate, che non dimenticherà tanto facilmente.
Noi ci sparpagliamo sulle cascate che ancora sono scalabili in sicurezza e troviamo pane per i nostri denti tra avvicinamenti epici (neve a inizio coscia in stile himalayano) cascate con ghiaccio particolare che mette in crisi tutte le nozioni sulla qualità del ghiaccio apprese alle lezioni teoriche, chiodatura da fare con maestria ed esperienza.
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Comunque, l’ambiente è quello sempre desiderato, galaverna sugli alberi, croste da rigelo, canaloni che nascondono l’insidia dell’acqua che scorre, e neanche tante gente in giro, che male non fa.
Il finale è lo stesso di sempre: le gambe sotto un tavolo, la birra media e il panino che si dissolve in un batter d’occhio.
Terza uscita Sottoguda.
Qui siamo in uno dei tempi sacri del cascatismo nazionale, riaperto dopo anni e dopo che la tempesta Vaia aveva semidistrutto tutto il sito.
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Sono sincero, mi piaceva di più prima, adesso una passarella/sentiero in legno e ferro, con annessa una biglietteria, hanno tolto il fascino di una gola dove si camminava tra una pozza e l’altra, e in 10 minuti si arrivava alla base di cascate da urlo!
L’ambiente si è addomesticato e anche le cascate non sono le stesse: alcune non esistono più e sulle altre bisogna prendere il ticket, vista la folla che si riversa nella gola.
Una babele di idiomi ci fa capire che siamo in compagnia di mezza Europa, ma anche questa volta prevale il buon senso e, con le diverse scuole presenti, ci scambiamo le cascate da salire.
Alcuni di noi scelgono altri siti nei dintorni, scelta azzeccata, non avendo trovato altre cordate davanti a loro ed avendo vissuto avventure uniche.
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Due giorni epici con la seconda giornata, in cui non ha mai smesso di nevicare…salire una cascata di ghiaccio sotto la neve è stato così bello da essere contenti come dei bambini all’ultimo giorno di scuola, ma inzuppati come dei “pavesini” nel the!
Ed eccoci all’evento, una serata/lezione con un personaggio che scegliamo tra i vari testimoni che hanno fatto la storia dell’alpinismo o, come in questo caso, delle scalate su cascate di ghiaccio.
La serata con Massimo Piras, uno tra i più rappresentativi alpinisti del nostro territorio ma soprattutto un bravissimo ed innovatore ghiacciatore, è stata molto partecipata e interessante.
Convincere Max non è stato facile, ma il fatto che ritornava alla Gerva, dove aveva fatto l’istruttore e dove avrebbe rivisto i suoi amici di quel tempo (Battezzati e Bertotti in primis), lo ha convinto.
Oddio, senza l’aiuto di sua moglie Paola non sarei mai riuscito a mettere in piedi una serata con le foto che sono state proiettate, e intervistare Max è stato laborioso, ma al tempo stesso molto divertente
Chi ha partecipato ha visto foto di cascate uniche, e ascoltato racconti dissacranti ma anche aneddoti incredibili che hanno fatto capire quanto sia unico il personaggio di Max.
E siamo di nuovo a Cogne, altra mecca imperdibile del variegato mondo del ghiaccio.
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Qui gli idiomi sono internazionali (ci stanno pure i giapponesi!!!) e la presenza costante dei ghiacciatori – tutti i santi giorni - ha quasi raso al suolo alcune cascate… ma le nostre sono ancora in piedi e ci offrono il parco giochi che desideriamo.
Due giorni produttivi per le cascate di ghiaccio affrontate, che ci permettono di chiudere il corso con una serata in allegria e consegnare il fantomatico attestato di partecipazione al corso ghiaccio (che apprendo viene rigorosamente e gelosamente conservato dai più).
Il mattino dopo l’ultima cascata, e poi il rito della birra e del panino insieme agli allievi.
“Adelante Pedro, alla prossima!!!”
Silvia lo ripete per l’ultima volta, mentre salgo in macchina per tornare a casa.
“Adelante Silvia, buone cascate!”
Gian Piero Porcheddu (GPP).














