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In ricordo di Raffaella
Questo vuole essere - ed è solo - un primo ed affettuoso ricordo di Raffaella, nostra cara amica, compagna di innumerevoli salite, di gite e arrampicate; con lei molti di noi hanno condiviso i percorsi, forse più difficili, della vita.

Hana Bi - incontro in Valle dell'Orco per ricordare Raffaella Steni 12 maggio 2007

Hana Bi, i fiori di fuoco, un film sulla vita, sulle sue avversità, su come affrontarle. Un film del geniale regista giapponese Takeshi Kitano. Da sabato 12 maggio Hana Bi si è arricchito di altri significati: una via, un tiro di corda di 15 metri su una prua strapiombante di granito, che a guardarla fa girare la testa, talmente è protesa verso il vuoto ed affilata, lì su quell'enorme e geometrico blocco ai piedi del Caporal. Ma è, anche e soprattutto, un filo solido ed ideale legato a Raffaella, lei che di cinema e montagna viveva. O meglio, per non essere riduttivi, cinema e montagna erano parte della sua vita, insieme a molti altri interessi e al suo modo di essere che ha fatto il piccolo miracolo di raccogliere una folla di amici e di quanti la conoscevano e stimavano, giunti numerosi per ricordarla a distanza di due anni dalla sua scomparsa. Hana Bi è il film che più amava; una piccola targa con un fotogramma del film stesso, insieme ad una sintetica dedica, sono stati apposti alla base di questo tagliamare di pietra. Cerimonia breve ma intensa, che raggiunge il suo apice nella lettura di una poesia tratta dai Canti Orfici, scritta dal grande poeta Dino Campana, poesia da lei amata, letta e riletta con il suo compagno, tesa a simbolizzare il divenire, l'effimero della vita, ma anche l'intensità emotiva e razionale sul come viverla. E così, ai piedi di quelle pareti, che hanno segnato la storia dell'arrampicata moderna, che sono state testimoni delle inquietudini, dei pensieri, delle speranze o delle illusioni di personaggi a loro legati indissolubilmente dalle linee di fessure, diedri, muri o placche da loro saliti, così, si diceva, è apparsa l'idea che non solo il ricordo di Raffaella si protrarrà nel tempo, ma che un soffio della sua vita aleggi insieme alla dolce brezza che accarezzava i larici ed i pini, insieme al sole che scaldava non solo la pelle ma i cuori. la certezza insomma che lì, in quel posto, compreso tra la grandiosità del Col Perduto e lo slancio del Diedro Nanchez, comodamente seduta sulla cengia di Tempi Moderni e di Itaca nel Sole, Lei ci stava guardando con i suoi occhi vivaci e curiosi.
 
 
In ricordo di Massimo
Nei primi giorni di agosto del 2003 è scomparso Massimo Giugia istruttore ed ex direttore della scuola Gervasutti. E’ caduto sul Mont Maudit, sulla via Bertone-Zappelli. E’ sempre difficile accettare questi accadimenti per noi che abbiamo condiviso fino all’ultimo, con lui, i momenti passati in montagna. Massimo era entrato come istruttore nella scuola nel 1986, nei primi anni 90 aveva assunto la direzione per un paio d’anni, poi impegni di lavoro l’avevano costretto ad interrompere l’attività in montagna e a dare le dimissioni dalla scuola. In quel periodo ci perdemmo un po’ di vista; come spesso accade, mise su qualche chilo, e quando ci si incontrava ci scherzavamo sempre su. Perché Max era davvero uno che amava scherzare, prendere in giro se stesso e gli altri, ma in montagna aveva una sua etica ferrea, non amava l’improvvisazione, e per questo ritornò alla scuola solo dopo aver ripreso seriamente ad andare ad arrampicare; anche quanto tutti noi sollecitavamo il suo rapido ritorno alla scuola, lui rispondeva sempre che sarebbe tornato solo quando si fosse sentito di nuovo completamente all’altezza della situazione e in grado di insegnare agli allievi in totale sicurezza. Si percepiva una sua gioia totale nell’essere tornato all’alpinismo e all’arrampicata dopo il lungo periodo di inattività. Era felice delle domeniche passate in parete e delle impiolate serali. Chiunque ami questa attività e ne sia rimasto lontano per un po’ può capire realmente cosa significhi tornare dopo tanto tempo a toccare la pietra o respirare l’aria dell’alta quota. Era tornato ufficialmente nell’organico degli istruttori nell’autunno del 2002, e aveva ripreso ad insegnare con l’entusiasmo di sempre, e, a dire il vero, gli allievi lo trovavano persino troppo severo nelle valutazioni. Durante l’uscita in Brianconnaise diede un voto bassissimo di manovre di corda ad un allievo che andò a protestare in modo civile ma fermo dal direttore di corso, che ovviamente non potè far altro che consolare il buon allievo. Era così il buon Max, sempre pronto alla battuta scherzosa, ma serio e preciso durante l’insegnamento, conscio del ruolo e della responsabilità come istruttore. Adesso riposa nel cimitero di Courmayeur, sovrastato dalle montagne dove era tornato ad arrampicare con gioia, e lì passeremo a trovarlo, noi e tutti quelli che gli hanno voluto bene.
Il consiglio istruttori della Gervasutti